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Ubaldo Cecilioni, 40 anni da romanzo: più che un atleta, un vero esempio di riscatto

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Quando si dice “una vita da romanzo”. Ma quella di Ubaldo Cecilioni, più che una vita, è una storia fatta di tante vite messe l’una accanto all’altra. Proprio oggi, venerdì 19 ottobre, l’atleta eugubino compie 40 anni, solo una tappa in mezzo a un’esistenza mai banale fatta di grandi salite e vorticose discese, di incidenti e di tenaci risalite, di quella voglia di continuare a vivere sempre e possibilmente ancora più forte anche di fronte a mille avversità. Perché Ubaldo sa perfettamente che questo giorno sarebbe anche potuto non arrivare: un brutto incidente in auto nell’estate del 1997 per poco non lo sottrasse all’affetto di familiari e amici, lasciando tutti col fiato sospeso per tanti giorni. Alla fine quell’impatto gli portò comunque via la vista, e da allora la sua vita è comunque cambiata. E ha preso direzioni imprevedibili, tanto da fargli esclamare che la vita, quella vera, sia cominciata proprio allora.

LA STORIA. Primogenito di tre fratelli, Ubaldo da adolescente era il classico ragazzo eugubino innamorato della propria città, verace santantoniaro, nonché discreto giocatore di basket. Quando a 19 anni la vita gli presentò subito un conto bello salato, di colpo si ritrovò costretto a rincominciare tutto daccapo. La sua storia l’ha raccontata centinaia di volte di fronte a platee di giovani, di studenti, di adulti e tante altre realtà. Una storia di riscatto, ma soprattutto di amore incondizionato alla vita. Ubaldo non perde mai occasione di raccontare quanto sia stato difficile dover cambiare completamente abitudini, ma ammette anche di aver scoperto un mondo nuovo attorno a sé. Tra le prime cose che fece subito dopo aver perso la vista, volle imparare a suonare il sax. Poi decise di dedicarsi allo sport, occasione troppo ghiotta per ricominciare a vivere un’esistenza piena anche con se stesso: è diventato così campione italiano di tiro con l’arco (e pensate alla faccia che fanno coloro che si domandano come un non vedente possa scagliare una freccia…), si è dedicato all’atletica nel lancio del peso, poi ha scoperto le arti marziali e in particolar modo il judo, disciplina nella quale spadroneggia ormai da quasi un decennio nel quale ha messo in fila titoli nazionali a ripetizione. Non ci fossero stati contrasti con la federazione (le vie della politica sono infinite…) nessuno gli avrebbe precluso la partecipazione ai Giochi Paralimpici di Rio 2016. Un piccolo cruccio in mezzo a una carriera che oggi, arrivata a toccare i 40 anni, attende solo di vedere scritto un nuovo capitolo. E non c’è da stupirsi se ancora una volta Cecilioni saprà scegliere una disciplina a cui mai avremmo pensato.

PUNTO DI PARTENZA. A quei giovani che tante volte ha incontrato, Ubaldo ripete sempre la stessa esortazione: “Non date mai nulla per scontato, date tutto quello che avete per raggiungere i vostri obiettivi. Impegnatevi, fate sacrifici, amate ciò che fate. Per voi stessi, per chi vi sta intorno, per chi vi sostiene. Siate responsabili sempre delle vostre azioni e non lasciate che siano gli altri a decidere per voi”. Lo ha fatto anche nello scorso mese di dicembre davanti a una folta platea di giovani calciatori. Gubbio gli ha tributato più volte il proprio affetto e la propria riconoscenza, non ultima l’occasione del Gran Galà dello Sport Eugubino dove ha celebrato l’ennesimo titolo italiano. Oggi però è una festa diversa: 40 anni per uno come Ubaldo, più che un traguardo, sono un nuovo meraviglioso punto di partenza. Con un messaggio preso in prestito nientemeno che da Vasco: “Con l’anima che si pente metà e metà, con l’aria col sole, con la rabbia nel cuore, con l’odio e l’amore… In quattro parole… Io sono ancora qua”.