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Gubbio Cultura, scoppia il caso degli ascensori tra costi e inquadramento del personale

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Si apre un altro caso nell’attività della Gubbio Cultura e Multiservizi Srl, la società interamente di proprietà comunale che gestisce da anni diversi servizi di natura profondamente diversa l’uno dell’altro, dal museo del palazzo dei Consoli alla farmacia e la scuola di musica, dai parcheggi a pagamento agli ascensori pubblici di via Baldassini. Proprio sugli ascensori emerge in queste ore una vicenda destinata a far discutere, legata ai costi diretti di gestione e all’inquadramento professionale dei tre addetti utilizzati. Da oltre tre anni la sorveglianza agli ascensori è garantita da personale inizialmente coinvolto con contratto, in una condizione di emergenza in attesa di un bando per l’assunzione, e quindi da un anno e mezzo trattenuto come libero professionista a partita Iva. Di quel bando previsto e annunciato non s’è mai vista traccia.

La società partecipata è guidata dal commercialista Paolo Rocchi, scelto dalla Giunta Stirati dopo la bufera sui bilanci e le voragini economiche riscontrate (perdite per 1,7 milioni di euro) che hanno portato a valutarne perfino la chiusura con il problema dei 22 dipendenti a carico. Le procedure sull’attività agli ascensori sono al centro di un’iniziativa del consigliere comunale di minoranza Marzio Presciutti Cinti, già candidato sindaco del centrodestra, che con una mozione chiede un’audizione con l’amministratore Rocchi “per ragguagliare il consiglio circa i costi diretti di gestione del sistema di ascensori pubblici, con particolare riferimento ai dipendenti dedicati a dette mansioni”.

E’ sempre stata delicata la questione delle assunzioni e collaborazioni, spesso per chiamata diretta senza concorsi fin dai tempi della costituzione voluta nel 2005 dal sindaco Orfeo Goracci. Presciutti Cinti sottolinea come la Gubbio Cultura rappresenti “un’importante partecipazione del Comune sia in termini economici che di flusso dei servizi erogati. Come ogni società di diritto privato, deve rispondere a criteri di efficienza ed economicità gestionale nel pieno rispetto del mandato conferito dai suoi soci”. Va oltre l’esponente di minoranza, esternando sui social che “tutti o quasi sanno che Gubbio Cultura è una società di diritto privato del Comune e in molti sanno del grande buco di bilancio che ha pesato sulle tasche degli eugubini”.