Home Attualità Il mistero di un’iscrizione in una grotta eugubina ispira una setta religiosa...

Il mistero di un’iscrizione in una grotta eugubina ispira una setta religiosa americana

1998
0
Da sinistra Mario Farneti e Bruno Bartoletti appassionati di storia locale che hanno scoperto la misteriosa iscrizione

Un’iscrizione misteriosa, scoperta nel 2000 casualmente in una grotta eugubina dedicata alla Niger Regin (Regina nera) probabilmente legata a un culto di nuovi Templari nel tardo Rinascimento, è diventata – riporta oggi Il Messaggero – la fonte d’ispirazione di una nuova religione negli Stati Uniti. La setta esoterica è nata proprio intorno all’adorazione del Niger Regin squarè, il cosiddetto quadrato magico di Gubbio, considerato dagli adepti un amuleto al pari di un mandala nella religione induista, ovvero un simbolo sacro per le preghiere.

L’organizzazione religiosa che contempla il misterioso quadrato è nata in Pennsylvania, per opera di David Ernest Wachter, appassionato di teosofia, e conta per ora poco meno di duecento seguaci. Dispone anche di una pagina Facebook, con 172 follower che si prefigge l’obiettivo di fornire notizie sul quadrato magico di Gubbio. Mario Farneti e Bruno Bartoletti, due ricercatori appassionati di storia locale, a cui si deve la scoperta, hanno appreso con sorpresa di questa iniziativa negli Usa.

La misteriosa incisione rupestre a Gubbio, fatta con un bulino, era stata rinvenuta dai due in una grotta sul monte Ingino, a circa 300 metri dalla più nota grotta di Sant’Agnese, detta anche della sibilla eugubina. Di piccole dimensioni, era formata da cinque righe di cinque lettere ognuna, disposte in modo da formare un quadrato leggibile sia in un senso che in un altro, ovverosia un palindromo: Niger Inare Galag Erani Regin.

Il graffito, secondo gli studi condotti all’epoca del ritrovamento, sarebbe stato inciso probabilmente in un periodo compreso tra il XV e il XVII secolo e, secondo l’ipotesi di Farneti e Bartoletti, forse eseguita da un gruppo di iniziati neo templari che aveva ritrovato le tracce di un’antichissimo culto della dea-madre presente sul monte Ingino. Oggi il quadrato non esiste più perché è stato scalpellato via dalla costa del monte, come scoprirono Farneti e Bartoletti nel 2012, denunciando un atto vandalico.