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Gio Evan dalle scritte sulla cabina elettrica a Zappacenere al Festival di Sanremo

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La frase scritta da un giovanissimo Gio Evan sulla cabina elettrica vicino casa a Zappacenere

“Siamo a un niente dall’essere tutto”. Quando l’ha scritto sulla cabina elettrica del suo quartiere a Zappacenere, Gio Evan tutto poteva immaginare meno che un giorno avrebbe calcato il palco del Festival di Sanremo. Era giovanissimo, aveva già mille sogni in un vissuto tra quanti l’apprezzavano e chi invece lo sbeffeggiava per quel modo d’essere anticonformista. I suoi compagni di scuola, prima che interrompesse bruscamente gli studi, e gli amici faticavano a capirlo e a stargli dietro, però qualcosa di particolare l’avevano comunque visto, tanto da non stupirsi se adesso si sta ritagliando uno spazio facendo il giro delle tv e i rotocalchi.

Oggi Gio Evan, al secolo Giovanni Giancaspro, trentaduenne di origini pugliesi, sta facendo breccia tra i giovani come scrittore, poeta e cantautore. Sul palco dell’Ariston c’è arrivato già tra i big con “Arnica”, di cui ha scritto parole e musica. Nella serata dei duetti ha proposto la cover “Gli anni” degli 883 con i protagonisti di The Voice Senior Erminio Sinni, Elena Ferretti, Gianni Pera e Ann Harper.

Mattia Baldelli Passeri, primo manager dopo essere stato compagno di scuola alle elementari, lo racconta così: “E’ sempre stato un ragazzo molto sarcastico e freddo. Gli piaceva imitare gli stili di personaggi come Caparezza, J-Ax e gli Articolo 31, fino a interessarsi di autori come Neruda, Boukoski e i poeti maledetti. Scrivevamo e cantavamo insieme, avevo intuito subito che avrebbe fatto strada e con un pubblico quasi tutto al femminile”.

Nel brano sanremese, dove non viene mai citato il titolo, canta “e sbaglio ancora a vivere e non imparo la lezione. Prendere in tempo il treno, e poi sbagliare le persone. E sbaglio ancora a fidarmi a regalare il cuore agli altri. Che poi ritorna a pezzi curarsi con i cocktail e fare mezzanotte e non risolvere mai niente”.

Si lascia alle spalle un percorso con due album, “Biglietto di solo ritorno” nel 2018 e “Natura molta” del 2019, poi due singoli l’anno scorso (“Regali fatti a mano” e “Glenn Miller”), dopo l’esordio ventenne con il testo autoprodotto diffuso per le strade “Il florilegio passato” (raccolta dei versi scritti durante un viaggio in India) e il primo disco “Cranioterapia” autoprodotto nel 2013, fino al primo romanzo “La bella maniera”.

Si è creato un personaggio nel raccogliere il seguito sui social, condividendo brevi aforismi in versi. Un tour fino al febbraio 2020 l’ha reso ancora più popolare tra i teenagers, fino all’exploit sanremese quando il 17 dicembre scorso è stato annunciato l’approdo al festival con il brano scritto da lui stesso e prodotto da Katoo, come parte del nuovo album “Mareducato” in uscita venerdì prossimo per l’etichetta Polydor Universal Music, mentre il 16 marzo è atteso il nuovo libro di poesie “Ci siamo fatti mare”, edito da Rizzoli.