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Caso Css, dipendenti e collaboratori delle cementerie scrivono al sindaco: “Basta remare contro per lucrare il consenso degli estremisti”

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Scendono in campo i dipendenti delle cementerie Barbetti e Colacem, assieme all’indotto con tutte le ditte esterne che collaborano con le due aziende eugubine, per esortare il sindaco Filippo Mario Stirati a frenare le notizie allarmistiche sulla salubrità dell’ambiente con danni anche d’immagine nel dibattito sul Css.

In una lettera viene denunciato che ci sono “ricostruzioni lontane della realtà, completamente diverse dai dati scientifici ufficiali, lasciando spazio alla paura immotivata”.

Lanciano critiche per il fatto di aver mai “sentito proposte giuste che riguardano economia, ambiente e ricadute sociali per logiche di puro consenso politico immediato volte a sostenere gruppi estremisti dell’ambientalismo”.

Dipendenti, collaboratori e fornitori accusano la giunta e la maggioranza di remare contro con il ricorso al Tar, per chiedere un cambio di passo invitando “a condannare gli estremisti e le falsità dicendo no con chiarezza alle delocalizzazioni e allo smantellamento delle risorse industriali locali”.

C’è anche un’interrogazione al sindaco dei consiglieri comunali di maggioranza Mattia Martinelli (Scelgo Gubbio) con i dipendenti Colacem Francesco Zaccagni (Socialisti) e Riccardo Biancarelli (Democratici per Gubbio) sul volantinaggio dei giorni scorsi, in particolare all’uscita dalle scuole, da parte dei comitati ambientalisti che si battono contro l’uso di Css nei cementifici eugubini e in cui hanno chiesto alle famiglie di sostenere, anche economicamente, la causa del ricorso al Tar contro il provvedimento autorizzativo della Regione.

Martinelli, Zaccagni e Biancarelli chiedono al sindaco se non ritenga che quanto affermato nei volantini debba considerarsi “procurato allarme in virtù di affermazioni come quella di una salute seriamente messa in pericolo dal Css non suffragata nei fatti dai dati scientifici ufficiali”. Chiedono, inoltre, che la giunta si adoperi al più presto presso la Regione per riattivare il registro tumori “nella speranza – sostengono – che simili infondati allarmismi non trovino più spazio”.