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L’ora dei commenti tra la corsa spettacolare, i brividi santantoniari, il finale sempre discusso e controverso

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Tutti d’accordo nel considerare il ritorno della Festa dei Ceri come il ritorno alla vita che si esalta nella migliore tradizione. Il popolo eugubino ha voluto fortemente riappropriarsi dopo due anni del suo rito d’amore verso il patrono, fregandosene delle ordinanze viste come atti burocratici dovuti per tutelare soprattutto i rappresentanti istituzionali sul fronte delle responsabilità.

Il sindaco Filippo Mario Stirati, circondato dagli attestati di ammirazione per la città da parte di tanti ospiti, ha testimoniato la “ritrovata vitalità che la passione ceraiola ha saputo esprimere dopo due anni molto difficili per la dolorosa rinuncia alla festa”.

Questo 15 maggio rappresenta la rinascita, consegnando alla storia l’ammirazione di chi aveva visto la festa solo in foto e video: “Ho capito cosa ha significato per gli eugubini – ha detto Armando Gradone, prefetto di Perugia – non fare questa festa. Ho provato un’emozione enorme di fronte a un sentimento collettivo che esplode. Si è di fronte a uno di quegli eventi che rappresentano la filigrana sottile dell’identità di un popolo. Non celebrare questa ricorrenza per gli eugubini è come rinunciare alla cosa più importante che hanno nella vita della loro comunità”.

Tutto è filato liscio e anche certi contrattempi hanno trovato risposta, come quando all’inizio della corsa lungo la Calata dei Neri sono caduti due “braccieri” di San Giorgio e i ceraioli di Sant’Antonio, con il Capodieci in testa, sono riusciti a non franare addosso evitando il peggio.

Queste ore sono dedicate alle ricostruzioni e i commenti, come l’analisi su cosa non ha funzionato tra i Sangiorgiari negli ultimi tratti del monte Ingino dove i Santubaldari sono riusciti a prendere il vantaggio sufficiente per chiudere il portone della basilica, lasciando fuori gli altri due Ceri nel finale sempre discusso e controverso perché unico momento competitivo della corsa. Sono in molti a ritenere che la chiusura del portone sia l’espressione di un eccesso agonistico che nulla c’entra con la vera essenza della festa e che i Ceri dovrebbero festeggiare tutti uniti nel chiostro davanti al patrono Sant’Ubaldo al quale la giornata più bella è dedicata.