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L’eccidio dei Quaranta Martiri tra memoria, storia e strumentalizzazioni

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Il Mausoleo dei Quaranta Martiri

All’alba di giovedì 22 giugno 1944, in una città desolatamente deserta perché terrorizzata dal coprifuoco e dai rastrellamenti dei giorni precedenti, quaranta cittadini innocenti tra i quali due donne, venivano trucidati per rappresaglia dall’esercito tedesco, poiché due giorni prima, nel pomeriggio del 20 giugno, in un bar del centro – il caffè Nafissi o “de la Caterina” – era stato ucciso un tenente medico e gravemente ferito un sottotenente da una pattuglia Gap.

Dopo la liberazione di Roma da parte degli alleati (4 giugno 1944), l’esercito tedesco si stava ritirando verso il nord, verso la linea Gotica. Si era nella fase di passaggio del fronte e l’esercito tedesco era già arrivato oltre Mocaiana. Nel pomeriggio del 20 giugno ci fu il pedinamento dei due ufficiali tedeschi, affrontandoli nel bar con l’uccisione di Kurt Staudacher e il ferimento di Hermann Pfeil.

Di Staudacher si occupa il libro “Nel segno dei padri: la storia di Guglielmina e Peter”, scritto da Giacomo Marinelli Andreoli, edito da Marsilio. Guglielmina Roncigli era la figlia di Vittorio, uno dei quaranta civili fucilati. Le polemiche sulle responsabilità durano da decenni. Peter Staudacher è figlio di Kurt. Guglielmina e Peter si sono incontrati per caso quasi settant’anni dopo. Si sono parlati e scritti per raccontare, capire e riconciliare.

Ha scritto don Origene Rogari poco tempo dopo la strage: “Un genio infernale parve avesse scelto di proposito alla strage quaranta innocenti, quaranta casi tutti pietosissimi. Una madre e la figlia, un figlio unico di madre inferma, padri di cinque, di dieci figli, un padre di cinque bambini già orfani della mamma, due fratelli insieme, un padre e il figlio, onesti lavoratori dei campi e della città, due sordomuti che non udirono la loro condanna, che profferir non poterono la loro difesa”.

Restano oggi molte strumentalizzazioni politiche con ricostruzioni di parte e riflessi in ogni campagna elettorale.