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La presenza di Sant’Ubaldo nelle prealpi bellunesi: Passo Boldo e una devozione senza confini

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Questo articolo è tratto dal numero 96 di 15Giorni.
Senza confini e oltre le vette più alte il culto per Sant’Ubaldo. Ci sono tantissime testimonianze artistiche del vescovo Ubaldo Baldassini sparse sul territorio nazionale (si pensi perfino a una chiesa nel cuore di Napoli) e all’estero, ricordando la venerazione anche in Spagna. Raccontiamo, come ulteriore contributo, la storia di una chiesetta – che s’incontra girando per le montagne venete – dedicata a Santa Rita e al cui interno è conservato un quadro grande e suggestivo che ne esalta l’immagine. Il luogo è Passo San Boldo, ovvero Passo Ubaldo, un valico che mette in comunicazione i due versanti delle Prealpi bellunesi centrali, ossia la Valmareno in provincia di Treviso e la Valbelluna in provincia di Belluno. Luciana Minelli e la sua famiglia ci sono passati e sono rimasti colpiti, trovando un segno forte e tangibile dell’impronta ubaldiana. Ci sono teorie contrastanti sul toponimo Passo Baldo: secondo lo studioso Alberto Alpago Novello non deriva da Sant’Ubaldo ma da Sant’Ippolito con una trasformazione del nome Ippolitus divenuto Poltus e infine Boldo. Ma la presenza del quadro in quella chiesetta e la segnaletica evidenziano la presenza del vescovo Ubaldo.

QUANTA SUGGESTIONE. La vecchia strada che conduce al passo da Tovena, coincidente in parte con l’attuale, attraverso il cosiddetto canale della Scala o di San Boldo (in dialetto Canal de San Boit), ha una notevole importanza storica. Il percorso originario, secondo studi, risale all’epoca romana ed era affiancato da torri di vedetta. È rimasta fondamentale questa tratta nei collegamenti tra il trevigiano e la valbelluna. Oltre a pastori, mercanti e pellegrini, era percorsa dai conduttori di zattere che riscendevano il Piave dal bellunese e dal Cadore, per poi tornare via terra. Documenti di epoche diverse, testimoniano tanto il timore della popolazione per il passaggio dei forestieri quanto i severi provvedimenti presi dalle autorità locali per evitare risse e disordini in queste occasioni. Nell’800 vennero presentati progetti per un nuovo percorso più agevole, ma i lavori cominciarono solo nel 1914 e l’opera, che vide peraltro lo scavo di cinque gallerie, si concluse in tempi brevissimi (da qui il soprannome “strada dei 100 giorni”). L’odierno assetto stradale della zona è da ricondurre ai lavori di sistemazione che hanno comportato la chiusura del passo dal 1980 al ‘93. Oggi raggiungere il San Boldo dall’abitato di Tovena richiede in auto una ventina di minuti.

VENTO DEL NORD. Sono davvero molteplici le testimonianze del culto di Sant’Ubaldo nel nord del Paese e lo si deve principalmente all’opera di veicolazione dei Canonici Regolari Lateranensi che per due secoli sono stati fedeli custodi del santuario sul monte Ingino. Ricordiamo per tutte la chiesa di San Boldo, edificio religioso di Venezia oggi demolito nel sestiere di San Polo, presso Palazzo Grioni. La chiesa di San Boldo fu inizialmente consacrata a Sant’Agata nell’XI secolo, epoca in cui fu edificata per volontà della nobile famiglia veneziana dei Tron. Ricostruita nel XII secolo e fatta parrocchia, fu consacrata a sant’Ubaldo a partire dal 1400, quando acquisì la denominazione tuttora nota. L’ultima riedificazione dell’edificio risale al 1735. Causa le repressioni napoleoniche, a San Boldo toccò la stessa sorte di molti altri edifici sacri venendo abbattuta nel 1807 e essendo inglobata nella vicina parrocchia di San Giacomo dall’Orio.