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Quando Smacchi disse che il simbolo per il Pd è irrinunciabile: ora cosa farà?

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Il consigliere regionale e segretario eugubino del Pd Andrea Smacchi

Da qui a lunedì prossimo si decide il futuro del Pd. Non solo il futuro alle prossime elezioni Comunali del 26 maggio, poiché in ballo c’è molto di più: la stessa sopravvivenza del Partito Democratico. La coalizione del sindaco ricandidato Filippo Mario Stirati ha posto dei paletti precisi. Nessun problema per il no all’incenerimento dei rifiuti e neanche sull’azzeramento della classe dirigente con tutti volti nuovi in lista (su questi punti il Pd è pronto a ogni sacrificio), ma il nodo vero è il simbolo del partito che l’attuale maggioranza non vuole. Questo paletto messo è indiscutibile come gli altri e mette il Pd in un chiaro imbarazzo. La questione è semplice: per la coalizione di Stirati il progetto è civico, nato con queste caratteristiche, ed è stato sposato da Psi e Sel che l’hanno condiviso. Chi vuole entrare nel progetto deve avere una connotazione civica. Ecco la ragione per cui il Pd deve rinunciare a se stesso se vuole montare sul carro in corsa. Dal Psi è venuta un’apertura anche singolare visto che Paolo Lilli, vicinissimo a Stirati e presente al summit di ieri mattina, ha paventato l’ipotesi che i socialisti rinuncino al proprio simbolo per connotarsi anche loro di una veste civica.

SI MUOVE SMACCHI. Il segretario piddino Andrea Smacchi ha diverse faccende da risolvere in questi pochi giorni: capire l’umore dell’Unione Comunale in vista dell’incontro decisivo di lunedì prossimo, alle ore 18.30 nella sede di piazza Oderisi, alla presenza del segretario regionale Gianpiero Bocci favorevole all’accordo con Stirati (l’incontro era stato inizialmente fissato per stasera). Smacchi ha ripetuto in più di una occasione che il simbolo per il Pd è irrinunciabile. Viene da chiedersi: adesso cosa farà? Cambiera idea? Gliela faranno cambiare Bocci o gli altri membri dell’Unione Comunale? La decisione da prendere è delicatissima e mette a rischio il futuro del Pd inteso nella sua identità. Immaginate la reazione della lista civica “Liberi e Democratici”, nata dalla fuoriuscita di dirigenti del Pd nel 2014 (compreso Stirati), e immaginate anche quella di quanti adesso hanno lasciato il partito per andare con il progetto civico “Gubbio in cammino” del candidato sindaco Filippo Farneti. Sono pronti a gongolare se il Pd dovesse rinunciare al simbolo e trasformarsi in una lista civica abdicando alla sua storia all’indomani dell’elezione di Nicola Zingaretti come segretario nazionale dopo le primarie.

LE PROSPETTIVE. Per Smacchi si tratta di un passaggio delicatissimo anche a livello personale visto che tra un anno ci saranno le elezioni Regionali e dopo due mandati va alla ricerca di una conferma o di un’altra soluzione per proseguire il suo impegno politico nelle istituzioni. Si trova a gestire il passaggio più importante della storia politica locale passata attraverso l’evoluzione Pci-Pds-Ds-Pd.