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Inchiesta doping, gli indagati: «Pensavamo di spedire sostanze lecite». Ma le accuse sono pesanti

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Primi interrogatori per i coinvolti nell’inchiesta della Procura di Perugia sul commercio illecito di anabolizzanti a titolari di palestre e atleti di body-building, scrive Enzo Beretta sul Messaggero nell’edizione umbra di oggi, sabato 5 novembre. Nel corso degli interrogatori di garanzia il padre, la madre e la moglie del principale indagato, con il quarantatreenne di Gubbio tuttora detenuto in carcere. «Pensavamo di spedire sostanze lecite come integratori e vitamine – hanno riferito al gip Angela Avila che per loro ha ordinato il provvedimento cautelare degli arresti domiciliari – non sapevamo e non potevamo immaginare che tra i numerosi pacchi inviati ce ne fossero alcuni contenenti anabolizzanti e perfino nandrolone».

Le spedizioni e i sequestri di sostanze più o meno proibite sono un fatto: la difesa sa di doverci fare i conti. Obiettivo: salvare il salvabile. Oggi, sabato 5 novembre, scadranno i termini entro i quali il giudice per le indagini preliminari scioglierà la riserva sul quarantreenne il cui «principale obiettivo» dichiarato era «ampliare il suo fatturato e diventare il primo distributore in Italia»: trattenerlo ancora dietro le sbarre oppure concedergli una misura meno afflittiva.

Agli atti del fascicolo d’inchiesta ci sono riferimenti al Canale Telegram Anabol Italia dove il gestore BigMan10000 commercializzava prodotti come l’efedrina, il Testosterone ma anche il Cialis e il Viagra. Tra una foto e un’altra di muscoli d’acciaio e selfie allo specchio di uomini seminudi con fisici scolpiti spunta una lista di prodotti orali e iniettabili. Tra questi, anche il nandrolone.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati pacchi di prodotti dopanti in lattine con etichette di cibo per cani o per gatti: 1.931 spedizioni, in totale, «inviate con cadenza quasi quotidiana e volumi medi di quattro plichi giornalieri». A chi venivano spediti? «Molti clienti sono titolari di palestre – si legge negli atti giudiziari – alcuni partecipano a gare e competizioni, ed è per questo che la Procura contesta a tutta la famiglia il reato di «utilizzo o somministrazione di farmaci o altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti».

Nel marzo scorso gli investigatori hanno intercettato un pacco proveniente dalla Bulgaria contenente «un quantitativo significativo di nandrolone». «Questo – sottolinea il gip – testimonia la non occasionalità della condotta e presuppone la sussistenza di legami consolidati, oltre che con una cerchia infinita di acquirenti tramite Telegram, anche con l’ambiente di rifornimento di stupefacenti». Il nandrolone è una sostanza vietata inserita nella tabella delle sostanze stupefacenti e psicotrope – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. La cessione o comunque la messa in circolazione integra l’ipotesi di cui al comma 1 dell’articolo 73 del Dpr 309/90.

Cosa significa? Spaccio di droga. «In relazione a tale attività – prosegue il giudice per le indagini preliminari – deve escludersi la configurabilità della lieve entità di cui al comma 5».

Nella ricostruzione il magistrato si focalizza sulla «fitta rete di commercializzazione tenuta dalla famiglia», sugli «immediati e veloci canali di approvvigionamento», sulla «facilità di approvvigionamento con disponibilità di diversi tipi di sostanze», sulle «nuove forme di comunicazione per gestire la distribuzione», sulla «evidente abitualità e spregiudicatezza della condotta», quindi sul canale Telegram considerato una «modalità non facilmente rintracciabile dagli inquirenti con i normali strumenti di investigazione».