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Vejoni ceraioli sold out, ma in tanti costretti a restare a casa: Gubbio paga l’assenza di una struttura per eventi su ampia scala

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Immagine di repertorio del Vejone dei Sangiorgiari 2020

Che l’attesa fosse già da tempo alle stelle non era certo un mistero: tre anni senza veglioni (e più in generale eventi aperti a grandi numeri) hanno prodotto una grande voglia di aggregazione, tanto che da mesi numerosi eugubini non pensavano ad altro che ai vejoni ceraioli, quelli che tradizionalmente scandiscono il periodo carnevalesco, tappe ormai abitudinarie nel lungo percorso che porta alla festa del 15 maggio. E sono bastati pochi giorni per far registrare un “tutto esaurito” abbastanza scontato per ognuno dei tre appuntamenti organizzato dalle rispettive famiglie: il 4 febbraio i santubaldari, l’11 i sangiorgiari (che invero hanno ancora alcune disponibilità, ma che hanno comunicato di rinunciare a mettere in vendita i biglietti per l’ingresso dopo mezzanotte, cioè senza cena, viste le numerose richieste per il pacchetto completo) e il 18 i santantoniari, i cui biglietti sono praticamente finiti in prevendita nelle varie zone prima ancora di essere messi sul mercato, creando non pochi malumori tra chi ambiva a voler prendere parte all’evento (e non è direttamente implicato nell’organizzazione della corsa).

QUESTIONE DI SPAZI. Tutti i vejoni si terranno al Park Hotel ai Cappuccini, unica struttura cittadina in grado di sostenere un numero piuttosto rilevante di ingressi (la capienza è fissata a 1.200 persone, ma i biglietti in vendita sono intorno ai 1.000 per ogni singolo appuntamento). Per la struttura ospitante l’impegno in termini di sicurezza non sarà di poco conto, così come per le famiglie che organizzano i singoli appuntamenti, ma il fatto che le richieste fossero notevolmente superiori alle disponibilità (saranno tanti gli eugubini costretti a rinunciare ai vejoni, con vivo disappunto di chi organizza per i relativi mancati incassi) mette in luce una volta di più quella che è una mancanza conclamata della città di Gubbio, ovvero l’assenza di una struttura adibita a eventi di una certa portata. Un auditorium, un palazzo dello sport degno di tal nome (si ricordi il caso della Vis Gubbio ci futsal, che di fatto ha cessato l’attività visto l’impossibilità di disputare in casa del gare del campionato A2), o anche semplicemente uno spazio simile a una “fiera” da riconvertire per eventi come i vejoni, con la possibilità di favorire un afflusso senza troppe restrizioni e anche la possibilità di muoversi in ambienti sicuri e con spazi adeguati. 

UN PROGETTO NECESSARIO. Quanto sta accadendo in questi giorni, con tanti eugubini impossibilitati a prendere parte agli appuntamenti ceraioli, diventa un buon pretesto per riprendere in mano certi discorsi che porterebbero grande giovamento a una città che già in altre occasioni ha lamentato la mancanza di spazi adibiti a determinati eventi. Si pensi alla possibilità di usufruire di una struttura per concerti (praticamente la Chiesa di San Pietro è rimasto l’ultimo avamposto per la realizzazione di eventi musicali, ma con limitazioni evidenti) o in grado di organizzare eventi sportivi, con la Polivalente (la cui gestione di fatto è in carico ai privati) sfruttata a più non posso. Per una città che giustamente rivendica la sua vocazione turistica, nonché la nomea di capitale regionale dello sport (ma per le discipline all’aperto), sarebbe un enorme passo avanti. Se non ora, quando?