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Immigrati in un ex bar a Padule: governo e prefettura scavalcano il Comune tra silenzi, polemiche e tensioni

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Gli sbarchi senza fine di immigrati stanno creando problematiche, polemiche e timori tra qualche tensione, con il governo che in silenzio sta ricorrendo alle prefetture per collocarli nelle varie regioni e nelle varie zone senza consultare i Comuni.

Com’è successo a Gubbio, nella frazione di Padule, dove ormai da giorni, secondo testimonianze raccolte, sono stati sistemati una ventina di immigrati in locali di privati e in un’area densamente abitata con circa 2.700 residenti.

La collocazione è stata condotta dalla prefettura di Perugia che ha trattato direttamente con i privati per avere la disponibilità, a spese dello Stato, degli spazi di un ex bar a Padule Stazione. Si tratta di soggetti perlopiù senza documenti né identificazione e sarebbero sorte problematiche nella zona. Si discute molto del fatto che l’operazione sia stata portata avanti nel silenzio più assoluto senza mettere al corrente le istituzioni locali e i cittadini.

“Non siamo stati ufficialmente informati di questa decisione – dice il sindaco Filippo Mario Stirati – ma abbiamo solamente ricevuto una comunicazione formale. Siamo di fronte a una situazione che ci siamo ritrovati senza essere stati consultati per concordare soluzioni. Io ho avvertito il parroco, don Mirko Orsini, per il contesto sociale. Ho chiesto un incontro al prefetto, Armando Gradone, per confrontarci sulla questione”.

Stirati ricorda un precedente: “Ero da poco insediato per il mio primo mandato, nel 2014, quando ci siamo ritrovati un analogo provvedimento adottato in autonomia dalla prefettura che decise di collocare alcuni immigrati a Montanaldo. Anche in quella situazione come Comune non siamo stati né consultati né informati ufficialmente ma solo avvertiti informalmente quando tutto era già stato predisposto. Se fossimo stati consultati, avremmo valutato insieme alla prefettura più opzioni”.