Il rimpasto di Giunta deciso dal sindaco Vittorio Fiorucci con un colpo di teatro dopo l’infuocata riunione dei capogruppo la sera di martedì scorso (28 aprile) ha lasciato sul campo, in Consiglio Comunale giovedì 30 aprile, morti e feriti. I morti politicamente sono almeno in questo momento i quattro consiglieri di Progetto Città, fuoriusciti da Gubbio Civica e che si sono visti sbattere in faccia il quarto assessore del loro ex movimento. I feriti sono i tre partiti del centrodestra che hanno assistito al duello rusticano tra i due m0vimenti civici impegnati nella guerriglia urbana continua dal 7 gennaio scorso quando è stata consumata ufficialmente la rottura.
Nancy Latini, leader di Progetto Città, non ci ha girato attorno nell’intervento in aula Consiliare, dove ha rivelato di un vero e proprio ricatto politico del tandem Mattia Martinelli-Robert Satiri per mettere spalle al muro Fiorucci costretto a varare il rimpasto (il sindaco aveva annunciato alla riunione dei capogruppo di voler prendere altro tempo) e a nominare Enrico Ceccarelli, facendo sapere che altrimenti non avrebbero votato il bilancio (cosa difficile se non impossibile: al massimo sarebbero usciti dall’aula insieme a Francesco Pascolini che sta sempre a rimorchio).
Al resto avevano già pensato i capi del centrodestra regionale a Perugia che per Gubbio si sforzano di tenere tutto incollato con la saliva avendo perso malamente nell’ordine Terni, Perugia e Regione, mantenendo Foligno per il rotto della cuffia ma in fase di declino politico con la sorte praticamente già segnata la prossima volta. Ignari i perugini, che quando mettono le mani su Gubbio fanno sempre danni incalcolabili (anche a sinistra), del nuovo scenario che hanno voluto incartando il povero Fiorucci.
Non è facile spiegare anche al popolo, spesso ignaro ma non fesso del tutto, che un movimento con tre consiglieri comunali riesce ad accaparrarsi quattro assessori e la presidenza del Consiglio Comunale, oltre a un’altra presidenza (la Casa di Riposo Mosca, altro luogo di potere nell’asse con la Curia vescovile), come caso praticamente unico al mondo di poltronificio senza limiti.
Quanto durerà tutto questo, almeno così configurato, è difficile dirlo. Soprattutto se Progetto Città dovesse dare un seguito concreto a quanto Nancy Latini ha annunciato in aula prospettando uno scenario diverso con la valutazione di atto per atto e la disponibilità anche a votare le proposte della minoranza se condivise.
Fiorucci ha trovato una tregua armata. Gubbio Civica, dopo le bacchettate violente a colpi di comunicati e dichiarazioni, adesso ringrazia (ci mancherebbe che non lo facesse: Martinelli e Satiri almeno una cena gliela dovranno pur offrire al sindaco), mentre Progetto Città che fino all’ultimo Consiglio Comunale aveva sempre difeso a spada tratta il primo cittadino, forte soprattutto dell’amicizia personale da sempre con Mauro Biccari e Viviana Ceccarini che hanno dato sostanza al progetto di Nancy Latini e Sandro Manca per costituire il gruppo di maggioranza relativa nella coalizione di destra (si fa per dire). Ora i ruoli si presentano ribaltati, anche se l’amicizia di Biccari e Ceccarini (povera politica: che squallore mischiare rapporti personali e interessi di comunità) potrebbe rivelarsi la polizza vita di Fiorucci che ha soddisfatto gli appetiti famelici di Gubbio Civica e potrebbe tenere a bada Progetto Città grazie proprio ai suoi due amici fidati.
In pratica, se prima aveva tre spine nel fianco (Martinelli, Satiri e l’accodato Pascolini), ora dopo il rimpasto con gratificazione le spine potrebbero essere rimaste due (Latini e Manca) con il tempo per provare ad accontentarli in altro modo. L’onorevole Rocco Girlanda, per esempio, nel suo durissimo intercvento ha fatto per esempio riferimento all’appalto per gli eventi del Natale, che in passato sono stati direttamente gestiti dalla Latini e da quando è consigliere comunale da un altro soggetto con il quale la stessa Latini avrebbe una strettissima collaborazione (ci sarebbero “segnalazioni” documentate a vari livelli su paventate incompatibilità).
Lo scenario politico è appesantito da un corollario di situazioni in cui di tanto in tanto fanno la loro comparsa le lettere anonime, inviate in più direzioni, come l’ultima che ha fatto il giro dell’aula giovedì 30 aprile con accuse utilizzando perfino verbi impropri (usati per depistare?) sui quali pubblicamente si è ironizzato tra i consiglieri comunali.
Nel clima da minacce da crisi (ma le poltrone vengono tenute strette e il commissario non lo vuole nessuno, forse neanche nella minoranza), la città galleggia. Purtroppo non in mare aperto e neanche lungo un fiume di acque limpide. Aspettando la prossima baruffa politica.
Ultima sottolineatura: ha fatto una certa impressione vedere e sentire l’intervento in aula di Leonardo Nafissi, leader ormai sorpassato di Città Futura dopo il ruolo determinante (insieme a Stirati) per la consegna della città alla pseudo-destra dopo 78 anni, mentre aveva vicini i due giovani pieni di slancio come Jacopo e Federica Cicci, che sono il futuro e attorno ai quali la sinistra potrebbe ricompattarsi. Nafissi dovrebbe essere consapevole di essere un ostacolo inamovibile per l’unità della sinistra. Perché non fa un passo indietro lasciando ai due giovani il compito di guardare avanti per costruire a sinistra qualcosa di diverso dal disastro del 2024 che ha travolto pure i fratelli Cicci ma non responsabili fino in fondo come lo è invece Nafissi?









































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