La comunità eugubina piange la scomparsa di Mario Vispi, per tutti “Iaio”, personaggio che ha attraversato tante decadi di storia locale, riuscendo però a lasciare un ricordo indelebile tanto nei coetanei, quanto nelle generazioni a seguire. Mario è stato per tanti anni un punto di riferimento all’interno della città grazie all’attività del forno “Iaio”, al quale ha affibbiato il nomignolo ricevuto sin dall’adolescenza, che le figlie Lucia e Annarita assieme ai rispettivi mariti Giancarlo e Claudio e a seguire i nipoti hanno saputo custodire, valorizzare e portare avanti, in quella che ancora oggi è un’autentica storia familiare di dedizione e amore per il proprio lavoro (il forno in via Madonna di Mezzo Piano è attivo dal 1976, dopo che dal 1967 aveva intrapreso il mestiere assieme al cognato Oliviero).
Ma Mario è stato anche un verace sammartinaro, tanto che ha scelto proprio la Chiesa di San Domenico per l’ultimo saluto, programmato nella mattinata di giovedì 12 marzo alle ore 10.30. Nel quartiere la sua presenza non è mai passata inosservata, anche per via di un carattere un po’ esuberante che lo portava spesso a intrattenersi animatamente con tanti amici di una vita. “Iaio” non aveva paura di esporre le proprie idee, disposto a tutto pur di difenderle e a far valere le proprie ragioni.
Appassionato santubaldaro, è stato per anni protagonista nella muta della Calata dei Neri, oltre che in molti altri pezzi della manicchia di San Martino. Mario s’è fatto conoscere anche come un grande tifoso milanista, sempre pronto a difendere i colori rossoneri nelle consuete discussioni da bar con gli amici interisti e juventini. Tra i ricordi più belli custodiva le trasferte al seguito del Milan di Sacchi, su tutte quella al Camp Nou di Barcellona in occasione della finale di Coppa dei Campioni del 1989, vinta 4-0 contro la Steaua di Bucarest (doppiette di Gullit e van Basten). E proprio quel Milan che tanto ha amato gli ha fatto un ultimo regalo, vincendo il derby a poche ore di distanza dall’addio terreno.
Negli ultimi anni, a causa di qualche acciacco (soprattutto al femore), “Iaio” si era visto costretto a limitare le consuete uscite giornaliere, ma lo spirito è rimasto forte fino all’ultimo e tanta gente non potrà far altro che darne testimonianza, a partire dall’amata moglie Germana, ricordandolo come una persona capace di portare sempre allegria e buonumore, innamorato della città, del proprio lavoro e della propria famiglia.









































Addio al Grande “Iaio”, un sorriso sempre Presente quando ne avevi bisogno. Quando da piccolo ti parlavo della vecchia Signora e tu mi raccontavi delle partire, ne esaltavi le virtù e narra i le sue leggende, quanto mi davi forza e coraggio in una vita dove mancava il perno centrale. Bellissimi anche gli aneddoti di quando raccontavi del grande tifoso juventino che era mio padre.
Poi un giorno quando avevo tredici anni circa il giorno della Festa dei Ceri mi dissi “coccone mio adesso te lo posso dire… Io sono Milanista e il rigore di domenica non c’era” mi misiba ridere così tanto che tu mi guardavi sorpreso come se fossi stato io a farti la sorpresa.
Grazie di tutto.