L’aver ritrovato una finale mondiale ha rappresentato già una soddisfazione enorme per Federico Burdisso. Che per due terzi di gara, in una delle finali più veloci della storia, ha persino sognato una medaglia nell’atto conclusivo dei 200 farfalla, vinti come da pronostico dall’italo-americano Luca Urlando, che dal nome tradisce origini italiane ben evidenti, dal momento che suo papà Alessandro è stato atleta nel lancio del disco, partecipando a tre olimpiadi con la nazionale italiana tra gli anni ’70 e ’80, e suo zio Giampaolo ha disputato i giochi di Los Angeles 1984 nel martello, sempre con la nazionale italiana (Luca è nato a Padova e s’è trasferito a 18 anni negli USA, patria della mamma Melissa, per frequentare l’Università della Georgia: poi ha sposato una statunitense e ha deciso di gareggiare battendo appunto bandiera americana).
Alla fine però il lieto fine non c’è stato: Burdisso ha chiuso ottavo, in ultima posizione, con un tempo di 1’55”27 che non ha reso giustizia allo straordinario percorso fatto soprattutto in semifinale, quando aveva nuotato quattro decimi più veloce. Non sarebbe comunque servito neppure quel crono per andare a medaglia: l’australiano Turner ha conquistato il bronzo con 1’54”17, mentre Urlando ha chiuso con 1’51”87, mentre il polacco Chmielewski ha ottenuto l’argento con 1’52”64. Sarebbe servita davvero un’impresa a Burdisso per agganciare il podio, ma almeno lui può dire di aver fatto quello che era in grado di fare, a differenza di Alberto Razzetti che ha deluso e non poco chiudendo solo sesto (1’54”85). Insomma, finale stregata per gli italiani, che adesso dovranno giocoforza guardare al restante programma dei farfalla.
Burdisso tornerà in acqua nella notte italiana tra giovedì e venerdì nell’ottava e ultima batteria dei 100 farfalla, peraltro la stessa dove nuoterà anche Thomas Ceccon, il principale riferimento del nuoto italiano. Per quanto fatto vedere nella finale dei 200, quando dopo i primi 100 metri era addirittura secondo alle spalle dell’inarrivabile Urlando, Federico ha dimostrato di poter meritare un’altra opportunità di fare strada, magari puntando dritto a conquistare un altro posto in finale. Dopo due anni difficili, nei quali ha persino pensato di chiudere con il nuoto, a Singapore il nuotatore allenato da Simone Palombi (e che si allena dallo scorso autunno nell’impianto comunale di Gubbio) ha fatto capire di aver ritrovato le sensazioni perdute. Non è bastato per tentare di dare l’assalto a una medaglia nella prima gara della sua rassegna, ma nei 100 avrà un’altra opportunità per provare a spingersi oltre.




































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