Celestino Fecchi ha realizzato l’edizione italiana del libro Con il cuore e con la volontà: “Ho mantenuto la promessa fatta al sindaco Fiorucci”

A sinistra Celestino Fecchi con suo fratello e al centro il sindaco Vittorio Fiorucci

Ha realizzato l’edizione italiana del libro “De cœur et de volonté”, dal titolo “Con il cuore e con la volontà” e disponibile su Amazon, scritto da Celestino Fecchi. La sua è una storia di emigrazione, di una città che i suoi genitori lasciano, Gubbio, e di una che anche Celestino trova perché a Differdange, in Lussemburgo, è nato nel 1965. In questo racconto intimo e ispirante, ripercorre i momenti salienti della vita, le sfide, i successi e le lezioni apprese lungo il cammino. Non solo una testimonianza ma una dichiarazione d’amore ai suoi figli, l’eredità dell’esperienza e delle emozioni destinata a guidarli nei loro percorsi.

Attraverso dodici capitoli, Fecchi condivide aneddoti commoventi, scelte cruciali e valori essenziali in un viaggio autobiografico in cui illustra la potenza del cuore e della volontà di fronte alle prove dell’esistenza. Un testo sincero e che si rivela toccante, scritto con il desiderio di trasmettere la forza di credere in sé stessi e l’importanza di amare senza riserve.

Fecchi ha incontrato a Lussemburgo il sindaco Vittorio Fiorucci, in visita istituzionale a metà aprile e al quale ha consegnato una copia della versione francese. In quell’occasione, il sindaco gli chiesto quando sarebbe stata disponibile la traduzione italiana con la promessa di riuscirci quanto prima.

“Oggi sono felice di poter dire – confessa Fecchi – che quella promessa è stata mantenuta. Ci sono libri che si leggono, e altri che si sentono, questa è l’autobiografia di un padre per i suoi figli e soprattutto si sente. Non racconta semplicemente la mia storia, la confido”. Suo padre diciottenne salì in Lussemburgo alla fine degli anni ’50 nella speranza di un futuro migliore, mentre la madre tredicenne si trasferì a Roma cominciando subito a lavorare per dare una mano alla famiglia.

I due si sono conosciuti e sposati decidendo di andare a vivere a Differdange trasmettendo ai figli i valori italiani ed eugubini. La vita di Celestino è un viaggio intrecciato con radici profonde e molteplici passioni: inizialmente la carriera bancaria, poi il richiamo dello sport, l’insegnamento e la condivisione del suo sapere. Istruttore sportivo, cintura nera di karate e “allenatore di non violenza”, come si definisce, ha trasformato ogni esperienza in una lezione di perseveranza, equilibrio e ricerca interiore.

“Questo libro è un grido del cuore – dice -, una lettera intima carica di emozione, un’eredità scritta per noi figli, ma che va oltre la cerchia familiare. Dal karate ho imparato una lezione essenziale: ogni caduta è un’opportunità, ogni combattimento una rivelazione. Viene trasmesso un messaggio universale sulla resilienza, la forza interiore e l’amore indistruttibile di un padre, è un dialogo interiore rivolto ai suoi figli”.

Il racconto si snoda “attraverso le tappe della sua vita, ci ricorda che la più grande forza risiede nella trasmissione tra generazioni. Ogni parola risuona come una confidenza, ogni pagina è una mano tesa verso chi cerca punti di riferimento, valori, una via da seguire”. Dietro la casa, i suoi genitori avevano sistemato un piccolo spazio che per Celestino simboleggiava stabilità e armonia. Una baracca ospitava galline, piccioni e conigli che i suoi genitori allevavano con cura. Ogni domenica il pranzo veniva preparato con questi prodotti, in una celebrazione del lavoro e della dedizione. Questo spazio non si riduceva all’utilità pratica: era un luogo intriso di serenità, una bolla di semplicità in una vita scandita dalle responsabilità.

“Nella mia mente di bambino – evidenzia – rappresentava un equilibrio perfetto tra la fatica e i semplici piaceri della vita. Mia madre amava cucinare, ciò che più apprezzava erano i pomeriggi trascorsi con le vicine a preparare la pasta fatta in casa. Quei momenti erano molto più che compiti domestici, erano istanti di complicità femminile, risate, confidenze e condivisione”.

Immancabile la tradizione della concia tradizionale del maiale: “Questo rito, seppur faticoso, simboleggiava la loro ingegnosità e previdenza. Allo stesso modo, l’orto familiare, dove crescevano verdure e frutta, era uno spazio centrale della nostra vita. Noi bambini imparavamo a lavorarci, ad apprezzare la terra e a gustare i frutti dei nostri sforzi”.

In Lussemburgo ha preservato le radici: “Crescendo a Differdange, circondato da questa ricca eredità, ho imparato che la vita è fatta di sfide ma anche di bellezza e resilienza. Da mio padre, con la sua forza e il suo senso del dovere, ho imparato l’importanza dell’impegno. Mia madre, con la sua dolcezza e la capacità di creare legami, ha trasmesso l’essenza dell’amore incondizionato. Queste radici, profondamente ancorate tra le terre del Lussemburgo e di Gubbio costituiscono il fondamento della mia identità. Mi ricordano ogni giorno che sono il frutto dei sacrifici e delle speranze di chi mi ha preceduto”.