Centro storico al buio e con tanti problemi ai lampioni tra segnalazioni e ironia

Il centro storico con le storture e i problemi irrisolti a livello di illuminazione. Sui social c’è il lungo sfogo di un cittadino che rilanciamo: “Abituato a guardare attraverso la luce, faccio davvero fatica a capire quale sia la logica dell’illuminazione notturna della città. Passeggiando per le vie del centro sembra quasi che l’illuminazione sia stata disegnata dal direttore della fotografia di Occhi del cuore, tra una botta e l’altra. Si passa da vecchi lampioni con dentro pannelli LeD, a lampadine a 220 V, a sorgenti diverse con temperature colore completamente diverse. Una strada ha una luce calda, quella dopo una fredda, poi una magenta, Lampioni rotti, vie spezzate dall’assenza di luce e apparecchi evidentemente aggiunti senza un vero progetto complessivo. E non è finita qui. In alcune vie si incontrano ancora vecchi lampioni al mercurio, con una luce fredda e ormai consumata, lastre di vetro rotte o mancanti e apparecchi che sembrano essere arrivati alla fine della loro vita utile. E badate bene: va benissimo rispettare e conservare i vecchi bracci a muro. Anzi, in un centro storico come quello di Gubbio è doveroso farlo. Ma conservare un braccio storico non significa necessariamente incollarci sopra un LeD al posto della lampada al mercurio. E la cosa ancora più curiosa è che, in alcuni casi, si è pensato bene di togliere addirittura i diffusori originali. Perché sostituirli, evidentemente, sarebbe stato troppo complicato. Meglio eliminarli del tutto, come se quei diffusori non fossero mai serviti a niente. Il risultato è una serie di apparecchi che non hanno più nulla della funzione, della qualità e probabilmente nemmeno dell’estetica per cui erano stati pensati. Poi c’è piazza Quaranta Martiri, con un magnifico giardino finalmente riportato alla vita. Un luogo che meriterebbe una regia luminosa all’altezza della sua storia e della sua bellezza. E invece, al centro, un unico lampione con una sorgente sottodimensionata, che sembra quasi un lumino da cimitero. Intorno, sulle logge, una serie di LeD freddi, posizionati a circa 90 gradi, capaci più di colpire in faccia chi passa che di valorizzare l’architettura. Da tecnico della luce mi chiedo: chi ha progettato tutto questo? E soprattutto, con quale idea? Non è una questione di gusto personale. È una questione di progetto, armonia, temperatura colore, direzione della luce, qualità degli apparecchi, manutenzione e rispetto del patrimonio. Gubbio è una città straordinaria. Ha pietra, storia, vicoli, architetture e atmosfere che di notte potrebbero diventare qualcosa di spettacolare. E proprio per questo mi dispiace dirlo: Gubbio non si merita questo scempio. Gubbio merita una luce che la fotografi, la conservi. Perché, con tutto il rispetto… Gubbio non si merita una smarmellata di Duccio”.