Ceri Mezzani: l’arrivo in basilica uno scempio da fermare, mentre si parla del nulla

Uno scenario squallido consumato e visto tra il parolaio del nulla. I Ceri Mezzani hanno visto oggi (domenica 24 maggio) un epilogo tristissimo per quell’idea malsana che l’arrivo in basilica debba caricarsi di tutto quell’agonismo da competizione che non c’è in tutto il resto della giornata.

I commentatori da ogni dove dissertavano sull’universo mondo dell’aria fritta, mentre prendevano il sopravvento i facinorosi fanatici dei Ceri che nulla hanno a che vedere con la vera essenza della festa, che è un omaggio a Sant’Ubaldo, al netto delle solite chiacchiere su mai provate origini pagane.

Proprio all’ingresso della casa che custodisce le spoglie incorrotte del patrono la festa si trasforma in una “corrida” senza freni inibitori, fino a scadere nella peggiore delle barbarie con il finale in rissa che ha costretto il cappellano e vicario generale della Diocesi, don Mirko Orsini, a farsi sentire (fortuna lui dopo la melassa delle ovvietà per compiacere).

Don Mirko è stato durissimo dal pulpito in basilica e ha fatto benissimo a richiamare i valori della festa che non è un ring né una prova di muscoli. I fanatici del Cero vanno isolati, non sono molti e qualcuno dovrà farsene carico.

Immaginare che tutto si riduca a un duello rusticano tra i santubaldari più “esauriti” e i sangiorgiari con la fissa del portone del chiostro, con i santantoniari lasciati a sé stessi, è deprimente e soprattutto offensivo.

Il finale della corsa, che non è una gara, non può ridursi a questo squallore. Le cadute fanno parte della corsa, i fanatismi no. Lo si faccia per Sant’Ubaldo che stasera si sarà vergognato per il suo popolo.