Tre grandi vibratori sessuali al posto dei tre Ceri di Gubbio, circondati da una folla di pupazzi che riproduce grottescamente la festa. È una delle opere esposte a Cantiano nell’ambito della rassegna “Dire Fare ARTe 2026”, inaugurata l’8 agosto nel chiostro di Sant’Agostino, spazio di proprietà comunale ma annesso all’omonima chiesa. L’autore è Piergiorgio Pesce e le fotografie dell’installazione, circolate in questi giorni, hanno suscitato sconcerto e indignazione tra numerosi cantianesi.
Cantiano, va ricordato, è un Comune in provincia di Pesaro-Urbino che condivide la Diocesi con Gubbio.
Del resto l’immagine lascia davvero poco spazio all’equivoco: i tre simboli per eccellenza della festa eugubina vengono sostituiti da altrettanti oggetti sessuali dalla evidente forma fallica. E uno di quei tre Ceri è naturalmente quello di Sant’Ubaldo.
Non è neppure necessario attribuire arbitrariamente all’opera significati che l’autore non avrebbe voluto darle. La spiegazione collocata accanto all’installazione richiama infatti espressamente la nota interpretazione secondo la quale i Ceri sarebbero riconducibili ad antichi riti pagani primaverili, a culti arborei e a simboli di fertilità.
A questo punto il passaggio dal Cero al vibratore sessuale diventa perfino coerente. Ed è proprio per questo che sarebbe troppo facile concentrare tutta l’indignazione su Piergiorgio Pesce: l’artista non fa altro che offrire una rappresentazione plastica e visiva di ciò che sedicenti studiosi e divulgatori ripetono da anni quasi incontrastati, spesso anche in trasmissioni televisive, senza incontrare la minima seria opposizione da parte di chi dovrebbe avere particolare interesse a custodire la natura cristiana della festa.
La Diiocesi non ha detto mezza parola e neanche le componenti del cosiddetto tavolo ceraiolo si sono espresse. Evidentemente c’è chi è più impegnato a chiudere il portone e smontare il Cero da solo nel chiostro invece di salvaguardare veramente i valori, lo spirito e l’immagine della festa dei Ceri.









































Questo è il risultato per non aver, nel corso degli anni, tutelato la nostra secolare Festa come si deve; invece di diatribe interne, protagonismi senza senso e paura di eventuali responsabilità; uno pseudo artista come questo se avesse fatto un quadro simile nei confronti del Palio di Siena non avrebbe più neanche la mano per inserire la chiave nella porta di casa!!!
Purtroppo non è vero… guardi l’ultimo drappellone del Palio dell’Assunta, commissionato direttamente da chi il palio lo dovrebbe custodire e difendere… de gustibus🙌🏻
Arte? Quale arte. La vera arte è qualcos’altro, questa è paccottiglia. Le “famiglie ceraiole”, il “maggio eugubino”, il “comune”, ma che aspettano a querelare tutte insieme, che ci stanno a fare, fra salami verticali, uccelli orizzontali e vespasiani chimici ci pigliano tutti per il culo.
Qua si rasenta il vilipendio alla religione, almeno per come la vedo, è da denuncia penale
La mancanza di tispetto per i simboli religiosi e per i sentimenti di un intera popolazione non possono essere superati dalla libertà artistica dell’autore che non è un valore assoluto ma deve confrontarsi con valori altrettanto importanti o superiori. Mi auguro che l’autore abbia la sensibilità di ritirare questo sconcio e che tutti coloro che hanno voce in capitolo si esprimano nel merito.
È soltanto una cosa di cui ci si deve vergognare. Patrimonio di fede e di cultura di una intera popolazione, presi a simbolo della Regione Umbria ridotti a vergognosi simboli fallici. Saranno contenti i difensori di questa teoria. I nostri grandi Patroni, Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio abbiano pietà di questo misero pittore.
Conosco benissimo Pesce. È un tranquillo omone che gioca con i concetti e gli oggetti. Non vuole offendere nessuno. Ma del resto, che i ceri siano simboli fallici rielaborati, nessuno ha dimostrato mai il contrario. Stiamo tranquilli e non dimostriamo di avere la coda di paglia.
Niente può svilire i ceri se non i comportamenti selvaggi nel chiostro della basilica.
Artista (?) in cerca di notorietà, ispirato dal vecchio adagio: “parlatene male, purchè se ne parli”. D’altronde la sua fervida mano d’artista, vista la sua calligrafia, sembra più adatta alla vanga che al pennello. Sul conenuto della didascalia, meglio tacere.
Mettetelo a 45 gradi che poi chi gli da il simbolo fallico lo troviamo
Molte delle più note festività cristiane e popolari affondano le loro radici in antichi riti pagani legati alla fertilità della terra, al ciclo delle stagioni e al risveglio della natura . Oltre ai Ceri anche manifestazioni riconosciute patrimonio dalI’Unesco come i Gigli di Nola, La Macchina di Santa Rosa e molte altre sono state spesso assimilate dalla Chiesa cattolica, mediante il principio della interpretatio christiana, per facilitare la conversione delle popolazioni . Peraltro di questa origine si fa menzione anche nelle famose tavole eugubine, quindi anche coloro che non apprezzano o comprendono l’arte contemporenea non hanno capitolo a gridare allo scandalo o al vilipendio l’opera certamente reinterpreta la forza evocativa della cerimonia oltre alla simbologia fallica anche attraverso i cerarioli trasformati in gormiti simboli e guardiani della forza della natura, non sminuendo in nessun modo la potente figura del Santo Ubaldo e della festa in suo onore . Quando un’opera “smuove le coscienze”, lo fa spesso disturbando e decontestualizzando, abbandonando la contemplazione passiva per attivare un corto circuito emotivo o intellettuale nello spettatore, costringendolo a fermarsi e a porsi delle domande. Magari questa può essere un’occasione per approfondire senza tabù o preconcetti una maggiore conoscenza e consapevolezza della festa e delle sue radici storiche.
😁😁😁😁🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣 oddio, chi non ricorda i vibratori altamente tecnologici dei dei Sapiens Rispetto a quelli dei Neanderthal, 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣
…. laonde tutte queste elucubrazioni non sono che tempo inutilmente perso, i ceri sono i ceri , l’omaggio di un popolo al suo santo protettore, punto, tutto il resto è inutile ciarpame.