Ironia senza freni, ma soprattutto critiche e polemiche tra gli interrogativi su chi ci guadagna veramente da Ciccia Il Festival della Salsiccia, nella terra in cui ci sono famiglie storie e aziende locali che esaltano la tradizione suinicola.
La manifestazione voluta a cavalcata dalla Giunta Fiorucci, con in prima linea l’assessore alla Cultura, Paola Salciarini (non c’è davvero nulla di culturale in questa vicenda), che si terrà dal 16 al 18 ottobre fa discutere pensando soprattutto alla disastrosa prima edizione l’anno scorso, dove hanno suscitato i commenti più disparati i numeri resi pubblici dal Comune con le 40mila presenze senza spiegare come venisse fuori quel dato abnorme e inverosimile.
La politica batte il primo con Cantiere Sociale Sinistra Eugubina che, non presente in Consiglio Comunale dove le minoranze si ricordano di esserci quando gli accendono il microfono in sala Consiliare per la diretta streaming, fa un’analisi del singolare “festival” per quanto tradizionalmente a sinistra, soprattutto a Gubbio, gli eventi con la graticola e altro di culinario fanno parte del sistema populista per cercare consensi elettorali e politici.
Ecco l’intervento di Cantiere Sociale Sinistra Eugubina:
Basta eventi da sagra paesana che svuotano i nostri ristoranti e arricchiscono solo i forestieri. Gubbio merita una programmazione turistica vera, non fumo e finti flop d’oro. È un dovere civico e professionale alzare la voce. Parliamo chiaramente dell’evento Ciccia Salsiccia. Una manifestazione che già al suo debutto si è rivelata per quello che è: un flop colossale e di pessimo gusto. Un biglietto d’ingresso a prezzi esorbitanti a cui ha fatto da contraltare un’offerta di degustazioni miserevoli, il tutto condito da una disorganizzazione e da una confusione imbarazzanti. Chiunque abbia a cuore il nome di Gubbio avrebbe fatto tesoro di quel fallimento, chiedendo scusa e cambiando rotta. E invece no. Questa amministrazione insiste, persevera e rilancia, promuovendo la nostra splendida città millenaria esclusivamente attraverso eventi gastronomici di dubbia qualità. Ma la domanda sorge spontanea: chi guadagna davvero da queste operazioni? Di sicuro non i ristoratori locali. Mentre il Comune patrocina e sponsorizza queste mangiate di piazza, i ristoranti storici di Gubbio, che pagano le tasse tutto l’anno e tengono vive le vie del centro, si ritrovano con i locali vuoti. È una concorrenza sleale, mascherata da promozione del territorio. La verità è ancora più amara: gli unici a fare cassa sono organizzatori che non hanno nulla a che fare con Gubbio. Soggetti esterni che vengono qui, sfruttano il brand, la bellezza e l’immagine della nostra città come se fosse un palcoscenico gratuito, incassano e se ne vanno, lasciando a noi le briciole, i rifiuti e il danno d’immagine. Una totale assenza di visione turistica Siamo di fronte a una totale e imbarazzante mancanza di programmazione turistica. Gubbio non è una Pro Loco qualunque. Non possiamo ridurci a una sagra di paese permanente. La nostra è una città di storia, di pietra, di cultura monumentale, di tradizioni uniche al mondo. Trattare questo immenso patrimonio come lo sfondo per un barbecue di quartiere significa non capire nulla di cosa sia il turismo culturale e di come si generi valore reale per il territorio. Questo modo di fare svilisce il nostro passato e ipoteca il nostro futuro. Gubbio non può e non deve essere inquinata e banalizzata da eventi mangerecci di basso profilo che ne svendono la dignità. Chiediamo un cambio di rotta immediato. Questa amministrazione deve smetterla di giocare a fare l’animatore turistico da villaggio vacanze e iniziare a fare politica del territorio. Gli operatori commerciali e i cittadini di Gubbio sono stanchi di fare da spettatori paganti al declino culturale della propria città”.









































Lascia una Risposta