Crisi araba, Leonardo Argentina scatta una foto tra bombe e fumo. La famiglia Mencarelli è tornata

La foto scattata da Leonardo Argentina

Leonardo Argentina vive a Kuwait City dove lavora nello staff tecnico del Kuwait Sports Club, una polisportiva della massima serie nelle varie discipline che porta avanti in questo Paese arabo di circa quattro milioni e mezzo di abitanti, con un patrimonio culturale che risale all’antichità. Vive ad Al Kuwait, capitale dell’Emirato del Kuwait, affacciata sul Golfo Persico, e l’ha voluto al suo fianco Ramiro Diaz, chiamato il 10 gennaio scorso per cercare di vincere nel futsal. Ha scattato una foto emblematica dalla finestra dell’alloggio dove risiede. Sente il rumore delle armi e vede alzarsi cortine di fumo, anche se si dice “traquillo aspettando di poter rientrare. Forse ci lasciano tutti liberi – racconta – e vedremo come muoverci. Non sono agitato, pur comprendendo perfettamente quanto mi circonda”.

A lieto fine l’odissea dell a famiglia Mencarelli che è rientrata dal Medio Oriente, dopo essere rimasti bloccati prima a Dubai e poi nell’Oman. “Tutta la notte si sentivano arrivare i caccia – racconta Viviana Mencarelli – che al loro passaggio facevano un rumore infernale e sparavano, poi le bombe che scoppiavano ogni due per tre. Insomma a tratti sembrava dovesse finire il mondo. Abbiamo avuto tanta paura, ma per fortuna adesso è finito tutto”.

Viviana Mencarelli, insieme alla mamma Lisetta e al babbo Rodolfo sono rimasti bloccati prima a Dubai, dov’erano andati per trascorrere un periodo di vacanza, e poi nell’Oman dove sono stati costretti a spostarsi per cercare un aeroporto e un volo per tornare in Italia. “Siamo rimasti bloccati dalla guerra – ricorda – e non sapevamo quando e come saremmo potuti rientrare. E l’ultimo viaggio, prima di salire su un volo da 25 ore per Roma, è stato un’altra odissea. Per raggiungere l’aeroporto abbiamo dovuto pagare un taxi. Ci siamo fatti dieci ore di viaggio nel deserto che, credetemi, non è proprio il massimo. Siamo stati ultra felici quando abbiamo trovato un taxi. Tutto è bene quello che finisce bene”. Non una parola sulle ambasciate e le istituzioni italiane che, come al solito, fanno soprattutto tante chiacchiere usando la stampa per riferire cose che non accadono. Arrivata a Roma la famiglia Mencarelli è tornata con un Van che è partito da Gubbio per andarli a riprendere.

“La mamma è stata quella che ha avuto più paura – riferisce Viviana – ma si è fatta coraggio grazie anche al babbo che è stato sempre quello che ha cercato di rimanere sereno dando tranquillità a tutti”. Insieme a loro, a Dubai, c’erano anche gli amici Claudia di Fossato di Vico, Clara e Gastone di Fabriano. Ad Abu Dhabi erano rimasti bloccati poi i due figli di Viviana, Nicola e Pietro, di 30 e 25 anni. “Loro sono riusciti a rientrare in Italia un giorno prima di noi”.