Dimissioni Rughi: prendono posizione anche i LeD dopo dimissioni e siluri quando comandavano loro

L'aula Consiliare di palazzo Pretorio sede del Comune

Le dimissioni dell’assessore Lucia Rughi registrano un altro intervento della lunga serie. I LeD si s0no dimenticati di quando comandavano loro e sembrano un albergo a ore per l’andirivieni tra dimissioni e siluri senza alcun ritegno. Il movimento dell’ex sindaco Stirati ne approfitta per l’autolegio richiamano il lavoro dei predecessori di Rughi, cioè Rita Cecchetti (che ha lasciato un ottimo ricordo) e Simona Minelli, che viene ricordata soprattutto per l’impronta deologizzata data al suo ruolo.

I LeD parlano di “un passaggio che merita rispetto per la persona e per il lavoro svolto, ma che allo stesso tempo pone interrogativi politici che non possono essere elusi. Le politiche sociali non sono un assessorato qualsiasi, ma il luogo in cui la città misura la propria capacità di prendersi cura delle fragilità, di costruire reti educative, di sostenere le famiglie e di accompagnare i percorsi di crescita delle giovani generazioni. Quando proprio questo settore diventa terreno di frizione o di discontinuità amministrativa, è evidente che il problema non riguarda soltanto una scelta individuale. Le parole del sindaco Vittorio Fiorucci, che parla di valutazioni diverse sull’azione di governo, indicano con chiarezza che la questione è politica e non semplicemente personale. Il punto è che questo episodio non può essere letto come un fatto isolato. Si inserisce in un quadro più generale di difficoltà dell’attuale amministrazione, che negli ultimi mesi ha mostrato una crescente instabilità nelle scelte, nei rapporti interni e nella capacità di affrontare i nodi più complessi che la città ha davanti. In questo contesto, il confronto con il passato recente diventa inevitabile per comprendere la portata della sfida. Per l’amministrazione Stirati il sociale ha rappresentato una chiave di volta, distintiva e qualificante della propria visione di città. Dall’assessore Rita Cecchetti all’assessore Simona Minelli si è sviluppato un intenso lavoro che ha prodotto, tra l’altro, la coprogettazione, nata allora e attiva da anni, e risorse sempre più consistenti, fino a 4 milioni di euro, per le azioni sociali. Questa solidità di risultati era il frutto di una direzione politica chiara, che oggi sembra vacillare. Amministrare una comunità non è un esercizio di buona volontà. La dimensione umana, il rispetto delle persone e la disponibilità all’ascolto sono qualità preziose, ma la politica richiede anche competenza, preparazione, capacità di assumere decisioni e di dare risposte concrete. Non è un terreno nel quale ci si può improvvisare. Quando queste condizioni vengono meno, le difficoltà emergono inevitabilmente proprio nei momenti più delicati, quelli in cui servono visione e solidità. Lo abbiamo visto anche in queste settimane con la gestione del tema del dimensionamento scolastico, una partita strategica per il futuro della città e del suo sistema educativo. In questa vicenda è apparso evidente un tentativo di far ricadere la responsabilità sull’assessora, quando invece decisioni di questa portata appartengono alla guida politica complessiva dell’amministrazione e quindi, in primo luogo, al sindaco. Scaricare a valle responsabilità che stanno a monte non aiuta a chiarire i problemi né a costruire soluzioni. La verità è che amministrare una città richiede una direzione politica coerente e una classe dirigente capace di reggere il peso delle scelte. Il profilo politico di un Sindaco e di una giunta non può essere il frutto di operazioni trasformistiche e posticce, con il rischio fondato di un confuso amministrare, senza una chiara direzione di marcia, e di una logica esclusiva di potere. Quando emergono divisioni, improvvisazioni e tentativi di ridistribuire le responsabilità, il rischio è che a pagarne il prezzo non siano solo gli equilibri interni alla giunta, ma la città intera. Le difficoltà di un’amministrazione non si risolvono cambiando gli assessori, ma assumendosi fino in fondo la responsabilità delle non scelte politiche”.