L’associazione culturale Storia e Nazione di Pesaro, sul sito https://www.storiaenazione.it/, prende posizione sulla restaurata chiesa di San Nicolò a Cantiano, nella Diocesi di Gubbio.
In un articolo di Piermarco Paci Fumelli, dal titolo Sul terribile restauro della chiesa di San Nicolò di Cantiano, si analizzano i lavori.
Scrive Piermarco Paci Fumelli, laureato nel 2019 in scienze biologiche e nel 2022 in biologia molecolare, sanitaria e della nutrizione a Urbino, oltre a un percorso alla facoltà di lettere, membro del Rotaract Valle del Metauro, direttore del giornale telematico dell’associazione culturale Storia e Nazione:
Costruita probabilmente intorno all’undicesimo secolo, la chiesa di San Nicolò, sita a Cantiano, nella Provincia di Pesaro e Urbino, rappresenta un prezioso frammento di storia locale, eppure, a seguito dei recenti lavori di restauro, la sua struttura è stata snaturata, in base all’ormai consolidata consuetudine volta a deturpare i siti del nostro patrimonio artistico.
Ben poco purtroppo rimane del monastero che un tempo sorgeva al suo posto. La chiesa ha infatti subito numerose e importanti modifiche nel corso della sua storia, tanto che l’edificio attuale risale “solo” al diciannovesimo secolo, costruito, sulla base del progetto dell’architetto Giuseppe Fabbri, originario di Fossombrone. Ciò tuttavia non rende il suo valore minore di quello di altre grandi chiese della zona, viste la cura con cui fu realizzata e l’importanza delle opere d’arte ospitate al suo interno, fra cui si possono annoverare un Crocifisso con la Vergine e San Francesco d’Assisi, il quale, a detta di alcuni, sarebbe da attribuirsi persino all’urbinate Filippo Bellini; altri dipinti rappresentanti soggetti sacri di notevole valore artistico; nonché un meraviglioso altare antico, risalente anch’esso al Diciannovesimo secolo.
Purtroppo però, a causa dell’alluvione che si è abbattuta sulla città nel settembre del 2022, la Chiesa di San Nicolò, così come tante altre strutture limitrofe, ha subìto danni tali da richiedere un immediato intervento di restauro, il quale è tuttavia stato avviato solo nel 2024 e, come ormai fin troppo spesso capita, ha portato a snaturare il luogo, sottomettendo la sua importanza storica e sociale alle deliranti normative iconoclastiche tipiche del nostro evo, le quali parrebbero più utili alla distruzione delle Identità che alla tutela del Patrimonio Culturale e Umano.
A riprova della malcelata volontà di annichilimento che caratterizza questo genere di “restauri” si potrebbe poi far notare come tutte le pratiche necessarie all’avvio dei lavori siano state portate avanti nel più totale silenzio, senza che nessuno potesse effettivamente opporsi alle decisioni prese dall’Alto e imposte agli ignari cittadini.
In base al progetto gran parte delle vecchie caratteristiche verrà sostituita con oggetti che male si accostano al contesto sacro dato dalle precedenti decorazioni, cosa che, invero, è ormai diventata la norma quando si parla di interventi di recupero che rispettino le moderne “normative di sicurezza”.
È a dir poco inaccettabile che enti quali la Soprintendenza per i beni culturali o il Fai non siano intervenuti sulla faccenda, impedendo che persone inidonee si occupassero di una questione sì importante, che però, riguardando le “zone periferiche” della Provincia, pare non interessare a certi difensori della cultura.
San Nicolò è solo uno dei tanti esempi della scarsa attenzione rivolta al nostro patrimonio artistico, tuttavia funge da specchio per una situazione comune a molte zone d’Italia.






































chi sarebbe a bollare come “persone inidonee” chi si è occupato dei lavori? Che accusa la Soprintendenza per i beni culturali ed il Fai di colpevole distrazione o menefreghismo, e quali sono le sue credenziali tecnico artistiche per giudicare?