Nessuno alza un dito per l’ex Sporting Hotel. Non lo ha fatto la Giunta Stirati, non lo fa la Giunta Fiorucci in perfetta continuità con i disastrosi predecessori tra il fare e il non fare.
Storia di un albergo che a Gubbio è stato un simbolo della ricettività. Per lunghi anni un approdo sicuro lo Sporting Hotel con le sue 4 stelle, le camere confortevoli e ampie sale per banchetti e cerimonie, oltre a sede dei ritiri delle squadre di calcio in estate e durante la stagione.
Oggi non c’è rimasto praticamente nulla. La struttura e tutta l’area versano in un degrado allucinante, con ladri e vandali che imperversano lasciando i segni peggiori.
Non ci si adopera per trovare una soluzione per una struttura in una zona abitata e caratterizzata da insediamenti importanti come l’istituto “Cassata”, la sede distaccata del liceo “Mazzatinti”. il bocciodromo, lo stadio “Barbetti”, l’area attrezzata per i camper e uno snodo viario trafficato.
L’assessore allo Sport, Carlotta Colaiacovo, ha annunciato nella zona il palazzetto dello sport al posto del bocciodromo, tra proteste e polemiche, ma non ha fatto cenno e cosa ne sarà dell’ex Sporting Hotel devastato.
L’immagine è pessima e rientra nella condizione depressiva in cui versa la città.









































Il solito ritornello “il Comune non alza un dito” è comodo ma fuori bersaglio. Prima di scrivere l’ennesimo articolo indignato bisognerebbe informarsi: sullo Sporting Hotel pende da tempo una procedura fallimentare, mai conclusa. Questo significa che l’immobile non è nella disponibilità del Comune, ma del tribunale e del curatore fallimentare, che decidono tempi e destino del bene secondo le regole della procedura concorsuale — non certo secondo la volontà di una giunta comunale.
E allora la domanda vera è: cosa dovrebbe fare il Comune su un bene privato in mano al fallimento? Non può espropriarlo, non può ristrutturarlo con soldi pubblici, non può decidere al posto del curatore quando e come venderlo o metterlo in sicurezza. Può solo intervenire nei limiti previsti dalla legge (ordinanze di sicurezza, segnalazioni), cosa che andrebbe verificata con gli atti prima di scrivere che “nessuno fa nulla”.
Il degrado di un immobile bloccato in una procedura fallimentare da anni è un problema di lentezza della giustizia concorsuale, non un’omissione amministrativa. Continuare a intestare la colpa al Comune, a prescindere dalla giunta di turno, è la narrazione più facile ma anche la meno accurata: sposta il problema da dove sta davvero (i tempi del fallimento) a un bersaglio politico sempre pronto all’uso.
Egregio signor Renato Fiorucci,
il Comune può intraprendere iniziative, contattare i privati, mediare, sostenere eventuali operazioni non con finanziamenti ma con agevolazioni specifiche. Ho ritenuto di non aggiungere questi aspetti che sono da ritenersi abbastanza scontati. Se da palazzo Pretorio stanno ormai da anni solamente a guardare, sicuramente il degrado avanza. Lei non crede?
Cordialmente.
Massimo Boccucci
Direttore Responsabile
Gentile Direttore,
lei sposta il terreno del confronto. Io non ho scritto che il Comune non possa fare nulla, ho scritto che non può disporre di un bene sotto procedura fallimentare. Contattare, mediare, agevolare sono iniziative politiche, non poteri decisionali su un immobile il cui destino dipende dal curatore e dal tribunale. Lei stesso le definisce “scontate” — ma se lo sono, non bastano a giustificare il titolo che parla di inerzia amministrativa come se il Comune fosse l’unico soggetto in causa.
Il mio rilievo è metodologico: un’accusa come “il Comune non alza un dito” andrebbe sostenuta con atti — PEC, richieste al curatore, ordinanze emesse o negate — non con l’evidenza del degrado, che dimostra solo che il problema c’è, non chi ne sia responsabile.
Se le pressioni “scontate” ci sono state, documentarle renderebbe l’articolo più solido. Senza atti alla mano, la sua tesi e la mia restano sullo stesso piano: affermazioni, non prove.
Egregio Renato Fiorucci,
un’Amministrazione Comunale deve tutelare la città dal degrado, soprattutto in zone nevralgiche. Non ho scritto che il Comune deve acquistare l’immobile, anche perché in queste condizioni risulta impossibile. Ho scritto che non alza un dito rispetto alla situazione che continua a peggiorare e questo è un fatto, non un’opinione. L’interesse è pubblico nell’impatto di pesante degrado.
Cordialmente.
Massimo Boccucci
Direttore Responsabile
il degrado è un fatto, osservabile da chiunque. Che il Comune “non alzi un dito” è un giudizio sul suo operato, e resta tale finché non è supportato da atti: richieste inviate al curatore fallimentare, solleciti, ordinanze di sicurezza emesse o negate. Etichettarlo come “fatto” non lo rende tale, è solo un modo per sottrarlo alla verifica.
Nessuno mette in discussione che l’Amministrazione debba tutelare la città dal degrado: è un principio condivisibile ma astratto, e non risponde alla domanda concreta, quella che continuo a farle: cosa poteva fare il Comune, nei limiti previsti dalla legge su un bene sotto procedura fallimentare, e lo ha fatto oppure no? Finché questa domanda resta senza atti a sostegno, l’accusa di inerzia è un’opinione legittima, ma resta un’opinione — non il “fatto” che lei rivendica.
Egregio Fiorucci,
il Comune ha tutti gli strumenti per fronteggiare un degrado certificate e che, per esempio, lei stesso ammette. Non è un giudizio il fatto che il Comune non alzi un dito, ma la verità sostanziale dei fatti dato che il degrado persiste e anzi peggiora. Oltre al fatto che quell’edificio in quelle condizioni rovina chiaramente l’immagine di una zona di pregio tra scuole e impianti sportivi. Personalmente la chiudo qui.
Cordialmente.
Massimo Boccucci
Direttore Responsabile
resto sul punto, poi la lascio chiudere. Che il degrado persista e peggiori è un fatto. Che questo dimostri l’inerzia del Comune è un’inferenza, non un’osservazione diretta — e un’inferenza valida solo se si esclude che il Comune abbia agito nei limiti consentiti senza risultati visibili (per lentezza della procedura fallimentare, ad esempio). Lei salta questo passaggio dando per scontato ciò che andrebbe dimostrato.
Quanto agli “strumenti a disposizione”: elencarli in astratto (ordinanze, sollecitazioni, agevolazioni) non equivale a dimostrare che non siano stati usati. È esattamente la documentazione che ho chiesto fin dall’inizio, e che non è mai arrivata.
Sull’impatto negativo sulla zona siamo d’accordo, non l’ho mai negato. Il disaccordo resta uno solo: attribuire la responsabilità senza prove.