Non c’è più traccia del profumo e del sapore delle salsicce dopo il discusso Festival. Ci sono ricostruzioni e retroscena su questa iniziativa, diventata oggetto di ironia senza freni soprattutto dopo il comunicato del Comune con le 40.000 presenze sul quale si sorride parecchio soprattutto per le indiscrezioni su come sarebbe venuto fuori il calcolo fuori da ogni realtà.
Riportiamo una ricostruzione con riflessione con ricostruzione della giornalista Alessia Fiorelli sul sito web eugubino www.mediavideo.it dall’emblematico titolo “Veniamo alla Ciccia: standisti non pagati, soldi pubblici, regioni che disertano”.
Ecco il testo integrale:
In attesa di conoscere dettagli ufficiali e dati verificati, proviamo a fare un bilancio del festival “Ciccia – L’Italia in 20 Salsicce” (o, forse, dovremmo dire “in 19 salsicce”, perché pare che una delle regioni coinvolte abbia disertato all’ultimo momento ma su questo torneremo più avanti). Nonostante questa prima informazione provenga direttamente dal Comune di Gubbio, il primo dettaglio da verificare dovrebbe essere quello sulle effettive presenze portate in città dal festival. “Secondo i dati comunicati dall’organizzazione, infatti, circa 40.000 persone hanno partecipato nei tre giorni”, si legge sul comunicato divulgato da Palazzo Pretorio.
A chi ha frequentato la città nel weekend non è certo sfuggita una certa partecipazione all’evento ma quel dato, 40mila persone, appare incredibile. Ragionandoci sopra al volo: in quante automobili si traducono 40mila presenze? Avremmo avuto la città paralizzata dal traffico, i parcheggi saturi, altro che le due corse aggiuntive garantite da Busitalia per collegare Gubbio con Perugia.
In occasione di altre manifestazioni, per dire, si parlò di cifre simili ma i ricordi degli eugubini parlano di vie del centro piene, dove toccava sgomitare per farsi largo e di pullman che andavano e venivano trasportando turisti. Mentre sulla stampa il dato continuava a esplodere come un fuoco d’artificio (quarantamila persone!), abbiamo cercato di informarci e pare che, in realtà, quel numero faccia riferimento “ai bicchieri”. Non ci è stato ancora chiarito in che senso ma appare tutto più ragionevole. Per dire, per bere quarantamila bicchieri di vino possono essere sufficienti 2mila persone in grado di berne 20 ciascuno: per qualcuno, un gioco da ragazzi! Sorprende un po’ che l’Amministrazione non abbia trovato strani questi dati forniti dall’organizzazione, la quale, si dice, comunicherà oggi (21 ottobre) il numero ufficiale di biglietti venduti (fino a qualche giorno fa, si diceva circa 5mila, comunque un bel numero). Oppure, se pure li ha trovati strani, non ha resistito alla voglia di urlare al mondo questo grande successo. Poi, che fosse vero o presunto, pazienza, tanto possiamo sempre contare su chi ribatte le notizie al volo, senza porsi particolari quesiti e così intanto almeno qualche lettore distratto si fa una certa idea sulla riuscita. Non parlerebbero di evento riuscito, forse, molti standisti, che raccontano di non aver percepito neanche un euro per aver partecipato e di aver piuttosto speso parecchio per spostarsi e per far viaggiare le merci. Pare, infatti, che non sia stato previsto alcun contributo per le regioni partecipanti, alle quali è stato concesso lo spazio gratuitamente ma non è stato rimborsato neanche un euro per gli assaggi. In sostanza, pare che funzionasse così: tu vieni (anche da molto lontano), allestisci il tuo stand gratuitamente e poi puoi contare soltanto su te stesso: garantisci assaggi gratuiti a chiunque abbia un biglietto e guadagni qualcosa solo se poi l’avventore decide di acquistare i tuoi prodotti confezionati. Pare che sabato tirasse un’ariaccia, infatti, con gli espositori di umore nero per i pochi affari conclusi. D’altronde, ci sta che tante persone abbiano frequentato le varie botteghe e taverne più per fare un aperitivo o cenare che nell’idea di fare shopping.
Domenica pare sia andata meglio ma alcuni degli espositori raccontano proprio di averci rimesso, di aver speso, fra treni e corrieri, più di quel che hanno guadagnato. Insomma, se ne sono andati con l’amaro in bocca e non nel senso del liquore. Il festival “dei record” riuscirà a vedere una seconda edizione? Ci sarà qualcuno disposto a tornare e allestire il proprio banco, a queste condizioni? Lo vedremo. Intanto pare che molte realtà, anche eugubine, abbiano declinato l’invito e sembra che una regione abbia disertato all’ultimo minuto. La taverna destinata a ospitarla, però, non era vuota: ci raccontano alcuni partecipanti, infatti, che un banco c’era e la degustazione era possibile ma che le salsicce, spacciate per “forestiere”, erano in realtà umbre. Però bone, ci dicono, e sulle capacità critiche di chi degusta non abbiamo grossi dubbi. Le persone non sono sprovvedute, ormai tutti ci informiamo, siamo curiosi, facciamo domande, vogliamo vivere il cibo come un’esperienza (o un’experience, come si dice ora). Certo, non siamo infallibili e si spera, infatti, che chi sostiene di aver trovato fra gli stand anche salsicce di animali provenienti da allevamenti intensivi si sia sbagliato. Insomma, sarà per tutta questa serie di intoppi che gli espositori hanno ridotto le degustazioni a delle microporzioni? “Una rondella de salciccia!”, dice qualcuno. Che poi, abbiamo rischiato di vedere la città piena di gente barcollante, perché il vino, col quale pare ci siano stati molti meno problemi, a stomaco vuoto si regge male. A proposito di vino, un’altra lamentela riguarda proprio al distinzione dei ticket fra cibo e bevande: acquistando il biglietto per “Ciccia” veniva fornito un certo numero di ticket per poter accedere alle degustazioni, alcuni di colore rosso e altri di colore nero, distinguendo quelli per il food e per il drink. Immaginatevi un astemio che quindi si ritrova in mano con, non so, 10 ticket, 5 per mangiare e 5 per bere e questi ultimi non è in grado di consumarli. Qualcuno ha regalato i ticket destinati alle bevande agli amici, ben contenti sì di poter accedere alla degustazione ma anche di poter così fare compere. Perché, almeno in alcune taverne, l’accesso era consentito soltanto a chi aveva acquistato un biglietto. Scelta poco sensata, forse, tenuto conto che così sono stati esclusi tutti coloro che magari, pur non avendo versato un contributo al festival e non interessati alle degustazioni, avrebbero potuto comprare i prodotti esposti, sostenendo così le aziende partecipanti. A livello economico, agli espositori andava forse riservata qualche accortezza in più, anche tenuto conto del fatto che chi ha partecipato ha sostenuto il costo di un biglietto. In più, si dice che il Comune stesso abbia corrisposto una somma di circa 20mila euro per l’evento. Questo dettaglio non è stato tuttavia ancora chiarito, con le minoranze che iniziano a mormorare e chiedono di scoprire le carte per verificare eventuali compartecipazioni economiche. Aspettiamo con curiosità.


































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