Un post sui social ha scatenato una bufera tra reazioni e contro-reazioni. Francesco Zaccagni, dirigente di punta del Partito Socialista di Gubbio, ex consigliere comunale per 5 anni all’opposizione di Stirati (2014-2019) e i successivi 5 anni con la coalizione del professore (2019-2024) diventando consigliere provinciale in quota maggioranza, ha ricordato Bettino Craxi nel giorno (19 gennaio) dell’anniversario della sua morte.
“A 26 anni dalla sua scomparsa – ha scritto Zaccagni su Facebook -, Bettino Craxi è sempre più attuale e, purtroppo, sempre più rimpianto. Politica internazionale, riforme, sviluppo economico e giustizia sociale”.
Le reazioni sono state le più disparate, tra esponenti del Pd e della sinistra radicale che sono stati fortemente critici e altri politici ed ex politici che hanno apprezzato il suo intervento.
La notizia rispetto al post di Zaccagni sta nell’assoluta mancanza di riferimento all’epilogo del craxismo, con l’annientamento del Psi che ha mantenuto qualche posizione in circoscritti territori con percentuali ondeggianti, in qualche caso da prefisso telefonico.
Zaccagni si è ben guardato dal ricordare chi ha esiliato Craxi, chi l’ha eliminato politicamente fino a lasciarlo morire in esilio ad Hammamet dove riposa nel cimitero cattolico.
Il complotto politico-giudiziario del Pci-Pds (poi Ds-Pd) e della sinistra estrema ha frantumato il pentapartito per portare il Paese verso il governo di Occhetto e la sinistra, salvo non fare i conti con la discesa in campo di Berlusconi, amico personale di Craxi e che con la figlia Stefania ne ha sempre onorato la memoria fino a sventare il piano.
Il Psi di Craxi ha rifiutato nel tempo ogni accordo con la sinistra, lasciando libertà alle sezioni locali (come Gubbio) di allearsi a piacimento per guadagnare qualche strapuntino e portare comunque voti all’acqua della più nobile missione di governare il Paese con la Dc e gli altri alleati moderati.
Zaccagni dimentica completamente questa storia, fino a mostrare in tutta la crudezza il suo “tradimento politico” alleandosi localmente come a livello nazionale con i “carnefici” del leader Craxi che portò il Psi a essere forza di governo nazionale scavando un solco con il Pci-Pds relegato all’opposizione.
La politica ha la memoria corta, oltre a essere scarsa e tutta presa dal partecipare continuamente al “mercato delle vacche”. La memoria di Craxi non merita di essere strumentalizzata ma onorata, innanzitutto con la coerenza dei comportamenti prima che dei commenti a buon mercato.


































Il suo commento carissimo Boccucci, mi sembra che attribuisce a Zaccagni intenzioni e omissioni che non ha mai rivendicato.
Richiamare la figura di Craxi non significa dover adottare per forza la lettura storica che lei propone, né trasformare ogni riferimento in un processo politico retroattivo.
La vicenda di Craxi, del Psi e della stagione di Tangentopoli è complessa, stratificata e ancora oggi oggetto di interpretazioni diverse tra storici, giuristi e politologi.
Ridurre tutto a un “complotto” o a una linea di colpa univoca non rende giustizia né alla storia né alla memoria di Craxi stesso, che merita analisi serie, non slogan.
Attribuire a Zaccagni un “tradimento politico” perché oggi costruisce alleanze diverse da quelle del Psi degli anni ’80 significa ignorare che la politica locale e nazionale del 2026 non è più quella della Prima Repubblica.
I contesti cambiano, i sistemi di partito cambiano, e pretendere che chiunque richiami Craxi debba replicare automaticamente ogni scelta tattica o strategica è una forzatura.
La coerenza non consiste nel congelare il presente dentro le categorie del passato, ma nel muoversi con responsabilità dentro la realtà attuale.
E la memoria di Craxi si onora proprio evitando di usarla come clava per delegittimare chi oggi, legittimamente, compie scelte politiche diverse dalle sue.
«La verità è che Zaccagni non ha tradito nessuno: sta semplicemente facendo politica nel presente, senza farsi imprigionare da letture ideologiche che appartengono a trent’anni fa.
Pretendere che oggi un amministratore locale debba muoversi secondo gli schemi del Psi degli anni ’80 è un esercizio di nostalgia travestito da analisi politica.
Lei parla di coerenza, ma la coerenza non consiste nel ripetere meccanicamente le alleanze della Prima Repubblica: consiste nel rispondere ai bisogni reali delle comunità, non alle ossessioni di chi vuole usare Craxi come clava per giudicare chi non si allinea alla propria narrazione.
Se c’è una strumentalizzazione, non è certo quella di Zaccagni: è quella di chi evoca complotti, carnefici e tradimenti per mascherare un attacco politico personale.
La memoria di Craxi merita rispetto, non l’uso distorto che ne fa lei per delegittimare un amministratore che sta semplicemente facendo il suo lavoro con autonomia e responsabilità.
Preciso altresì che molti esponenti socialisti hanno aderito al PSi di Craxi.Questo significa che Craxi aveva ragione nel considerare traditori alcuni dei suoi vicini compagni.
Caro Maurizio,
leggo solo ora il tuo bel commento e mi sento quindi in dovere di ringraziarti, anche se con notevole ritardo. Non sapevo infatti che fosse possibile commentare gli articoli direttamente dal sito web.
In merito al presunto mio tradimento del grande Bettino Craxi, direi che siamo all’esatto opposto. Io oggi, così come subito dopo Tangentopoli mio padre, Paolo Lilli, Franco Bazzurri, Maurizio Mariotti e pochi altri a Gubbio e come altri in Italia siamo rimasti nel PSI, in cui crediamo, senza cercare facili opportunismi. Molti di coloro che si professano socialisti (i nomi si sanno) scelsero invece di andare con l’allora PDS (oggi PD) oppure con Forza Italia dell’astro nascente Berlusconi, a destra.
Io continuo a farlo anche oggi, ben sapendo che il PSI ha poco seguito nazionale e quindi “non tira” più, al contrario di partiti senza storia che oggi sono in auge. Lo faccio contro il mio interesse, perché in altri partiti probabilmente sarei eletto (mentre nei partiti piccoli si rischia di non esserlo, pur prendendo molti voti, come è capitato al sottoscritto). Ma per me la politica è solo ed esclusivamente passione e ideali.
Tornando a Craxi, è arcinoto come anche da Hammamet abbia sempre affermato che il PSI fosse un partito di centrosinistra, laico e riformista. Ci sono lettere e interviste che lo dimostrano.
Craxi e l’allora PSI erano l’ala socialista e riformista del pentapartito che governava l’Italia, mentre e nelle regioni e nei comuni il PSI è stato sempre (e sempre sarà) alleato dei partiti di sinistra. Craxi venne a Gubbio dove c’è sempre stata l’alleanza di governo PCI-PSI.
Certo, Craxi ha sempre sottolineato come molti forcaioli del PCI abbiano approfittato della situazione per farlo passare come l’unico “ladrone” d’Italia, quando oggi tutti sanno come siano andate realmente le cose e la figura di Craxi emerge come quella dell’ultimo statista italiano, un gigante rispetto ai nani di oggi.
Grazie ancora, Maurizio, per questo tuo lungo pensiero non richiesto e, proprio per questo, ancora più apprezzato.