A palazzo Pretorio i muri hanno orecchie e voce, tanta voce. Così, si racconta di riunioni infuocate della Giunta Fiorucci. Se prima era il potente assessore all’Urbanistica, Spartaco Capannelli, che gridava a più non posso, facendo valere anche la sua esperienza in quel palazzo per essere stato con la sinistra al fianco del sindaco Ubaldo Corazzi dal 1997 al 2001 (poi mandati a casa da Orfeo Goracci), adesso il ruolo di “urlatore” della Giunta se l’è preso Carlotta Colaiacovo, assessore alle Politiche giovanili e allo Sport.
Riferiscono di grida inc0ntrollate della trentenne esponente di punta di Forza Italia, che sempre più spesso e volentieri ingaggia duelli dialettici con il sindaco Vittorio Fiorucci. Lo scollamento interno è del tutto evidente, tra le spaccature e l’ultima vicenda allucinante del Carnevale dei Ragazzi, ma il terrore del commissariamento del Comune e del possibile ritorno in auge della sinistra, al momento fantasma ma comunque pronta a riprendere tutto in mano, fa sì che tra la città, Belvede e Semonte epicentro del potere dal 2024 viene scongiurata ogni ipotesi di crisi.
La frammentazione della maggioranza, con Gubbio Civica che ha tre consiglieri comunali e non più sette, ha innescato uno strano meccanismo di controllo a vicenda. Carlotta Colaiacovo, che sicuramente è dinamica con una gran voglia di fare per interpretare al meglio il ruolo politico-istituzionale, mostra i segni dell’insofferenza, proiettata anche a una carriera politica che parte da Gubbio ma non puà fermarsi a Gubbio vista la situazione.




































Come mai il mio commento continua ad essere cancellato?
Viviamo per caso in regime di censura?
Per esprimere opionioni, che peraltro contengono giudizi anche dal contenuto forte, ci si mette la faccia con nome e cognome (reali) come faccio io che firmo gli articoli. Nessuna censura. Se il contenuto è connotato con giudizi al limite del lesivo è d’obbligo firmarsi con identità reale.
Gentile Massimo Boccucci,
il mio commento non conteneva insulti, accuse personali né affermazioni diffamatorie. Era una critica nel merito del metodo narrativo utilizzato nell’articolo, esercizio pienamente legittimo in un dibattito pubblico.
Il diritto di esprimere opinioni non è subordinato all’uso del nome e cognome reale, ma al rispetto dei limiti di legge. Se un contenuto è civile e argomentato, l’identità dell’autore non ne determina la legittimità.
Quanto alla rimozione, è naturalmente facoltà della testata moderare i commenti; tuttavia, definire “lesivo” un intervento che si limitava a chiedere maggiore rigore informativo appare una valutazione discutibile.
Resto disponibile a confrontarmi nel merito, punto per punto, sui contenuti