Gli esercenti del centro storico di Gubbio in una nota esprimono “profonda preoccupazione e protesta per i continui ritardi del Comune nel rilasciare risposte e autorizzazioni per l’occupazione di suolo pubblico, una situazione che si ripete ogni anno e che impedisce una programmazione seria e puntuale della stagione estiva. Nel 2025, i permessi sono arrivati solo nella prima settimana di luglio, costringendo i commercianti a perdere interi mesi di lavoro, nonostante le richieste vengano mandate da tutti con largo anticipo. Anche quest’anno, ad aprile inoltrato, non ci sono certezze e la stagione è già da tempo iniziata. Tavolini, sedie e spazi esterni restano un’incognita, impedendo la programmazione di personale, acquisti e organizzazione degli eventi. Esistono leggi chiare che il Comune dovrebbe applicare: la legge numero 187/2025 proroga fino al 30 giugno 2027 il regime semplificato per l’occupazione di suolo pubblico, consentendo l’uso di strutture amovibili senza ulteriori pareri. Inoltre, il silenzio-assenso previsto dalla Legge 241/1990 stabilisce che la mancata risposta del Comune equivale a concessione automatica. I titoli concessori rinnovati negli anni, anche se frazionati, garantiscono continuità. Ignorare questo principio significa ledere il diritto degli esercenti di programmare la propria attività, con gravi ripercussioni economiche e sulla vivibilità del centro storico”.
Gli esercenti chiedono “un regolamento chiaro, valido ogni anno, che metta fine ai ritardi e consenta una pianificazione seria della stagione estiva. Il silenzio del Comune mette a rischio l’economia locale e la qualità dell’offerta turistica della città”.
Gli esercenti del centro storico schiodano la Giunta Fiorucci: “Basta ritardi, serve un regolamento chiaro per il suolo pubblico”









































Al Sig. Sindaco. “LE LOGGIE”, ti si parano davanti appena arrivi a Gubbio; una vetrina VUOTA, da “riempire” con le “INNUMEREVOLI COSE BELLE” che caratteristicano la meravigliosa città, in primis le ceramiche e quanto altro è tipico locale, non trascurando il passato, esempio la “leggenda” di S. Francesco e il lupo.