Dense nubi sul futuro della Gubbio Cultura e Multiservizi Srl, società in house interamente di proprietà del Comune e nella bufera praticamente fin dalla sua nascita voluta dall’allora sindaco Orfeo Goracci, rivelatasi utile soprattutto per assumere personali per chiamata diretta senza concorsi pubblici aperti a tutti per titoli ed esami e per aggirare il cosiddetto patto di stabilità dell’ente (quante polemiche politiche negli anni).
Il sindaco Vittorio Fiorucci e l’assessore al Bilancio Filippo Farneti hanno costituito un asse di ferro per gestire la prospettiva della società che è sub iudice dopo l’intervento dell’Ispettorato del Lavoro di Perugia sulla gestione degli ascensori pubblici di via Baldassini e via XX Settembre con adetti con partita Iva trattati di fatto come dipendenti per orari e turnazioni.
Fiorucci e Farneti stanno pensando di spacchettare la società, ovvero di svuotarla dei servizi che ha attualmente, per procedere con gare d’appalto per singoli settori, per esempio gli ascensori (si parla dell’affidamento a una società non eugubina già attiva a Gubbio), ma su questa strada ci sono divisione nella maggioranza.
Nella coalizione di destra c’è chi è vicino all’amministratore unico Paolo Rocchi (nominato a suo tempo da Filippo Mario Stirati e mai rimosso a conferma della perfetta continuità dell’attuale Amministrazione Comunale con la precedente, senza alcun cambiamento neanche su questioni dirimenti come la Gubbio Cuktura) che avrebbe trasmesso la convinzione di come la società in house sia facilmente gestibile, nonostante le voragini economiche negli anni e le problematiche continue (anche ieri sera, venerdì 26 settembre, gli ascensori sono rimasti chiusi in occasione di un evento nonostante la richiesta del Comune: poi in tutta fretta sono stati riaperti).
La faccenda è delicata e ci sono esposti-denuncia che potrebbero aprire una verifica allargata alla magistratura ordinaria e contabile, oltre a quella già condotta dall’Ispettorato del Lavoro che ha emesso un primo verbale durissimo nei confronti della società e dell’unico socio pubblico.
C’è poi un risvolto tutto politico: Fiorucci e Farneti fanno tutto da soli e il movimento Gubbio Civica, che esprime Farneti, ha ormai preso le distanze dal modus operandi del suo assessore al Bilancio che viene considerato un battitore libero pronto a perseguire strategie personalistiche o legate a soggetti precisi, come nel caso della nomina del presidente del Collegio dei Revisori dei Conti dopo che la sua lista aveva indicato un altro nome.












































In merito all’articolo pubblicato, ritengo importante ricordare la vera natura e le finalità per cui venne costituita la società Gubbio Cultura e Multiservizi Srl.
Questa azienda in house comunale nacque con l’obiettivo di garantire nuove entrate al Comune di Gubbio e, soprattutto, di creare posti di lavoro a beneficio degli eugubini. Era uno strumento pensato per valorizzare le potenzialità del nostro territorio e offrire opportunità occupazionali concrete, oltre a gestire con efficienza servizi di grande importanza per la collettività.
Purtroppo, negli anni, ciò che era stato concepito come risorsa si è trasformato nell’ennesima occasione mancata a causa di amministratori incapaci di coglierne la portata. Invece di rafforzarla e svilupparne i servizi, si è preferito approfittare della società, utilizzandola senza lungimiranza e, spesso, danneggiandola con scelte discutibili.
Oggi pensare di smembrarla, di disperderne funzioni e potenzialità, equivale ad agire da incoscienti. Non si tratta di un semplice “spacchettamento” tecnico: è la perdita di un’opportunità imprenditoriale per la città. La Gubbio Cultura e Multiservizi, se amministrata con serietà e visione, potrebbe rappresentare un volano per l’economia locale e uno strumento di sviluppo per il futuro.
Distruggere invece di rilanciare significa non vedere la forza imprenditoriale che questa società può ancora esprimere. Gli eugubini meritano amministratori capaci di valorizzare ciò che appartiene alla città, non di indebolirlo per miopia politica.