Le aspettative sono crescenti affinché qualcuno controlli cosa stia realmente succedendo ormai da anni alla Gubbio Cultura Multiservizi Srl, società in house con il Comune socio unico. Il sindaco Vittorio Fiorucci e l’assessore alle Finanze, Filippo Farneti, cercano soluzioni per dare una sterzata e hanno tranquillizzato il personale che hanno voluto incontrare, fornendo rassicurazioni sulle prospettive. Stessa cosa hanno fatto Fiorucci e Farneti con i due addetti agli ascensori nell’agire dopo la lettera di licenziamento e non prima per garantire che è in corso una fase di riflessione per arrivare a qualcosa, aspettando di sapere cosa di preciso e di concreto.
Le continue perdite economiche che la rendono insostenibile, unito al caso degli ascensori pubblici in gestione con la storia di due addetti con partita Iva trattati come veri e propri dipendenti e ora brutalmente licenziati con una lettera che li sbatte fuori dal 27 ottobre prossimo, inducono la Giunta Fiorucci a cercare soluzioni per fronteggiare la vicenda.
A quasi un anno e mezzo dall’insediamento, la destra non ha dato alcun indirizzo né assunto alcuna decisione, lasciato al timone il commercialista Paolo Rocchi che era stato nominato da Filippo Mario Stirati. Il tempo è passato invano, con il sindaco Fiorucci inerme finché non è esploso il caso degli addetti con partita Iva con l’indagine degli ispettori del lavoro di Perugia. In questa storia è singolare la posizione dell’assessore alle Finanze, Filippo Farneti, che quand’era consigliere comunale di minoranza nel precedente mandato aveva sparato a zero sulla società denunciando pubblicamente le anomale, invocando controlli e mandando segnalazioni, salvo poi non fare nulla una volta al governo della città. Fiorucci si è tenuto la delega delle società partecipate e ha tirato a campare.
Adesso, tra il verbale dell’Ispettorato del Lavoro e l’ennesimo buco di bilancio nella società, sono venute tutte le paure possibili, soprattutto il timore che possa intervenire la Corte dei Conti dell’Umbria per l’ombra del danno erariale alla luce dell’immobilismo su certe manovre a caro prezzo senza fare nulla e sulle spalle dei cittadini.
I due addetti agli ascensori che hanno ricevuto la lettera di licenziamento hanno attivato i legali di fiducia e impugnato il provvedimento, chiesto l’accesso agli atti all’Ispettorato del Lavoro dopo l’indagine e prospettato una possibile richiesta di risarcimento per le spettanze dell’ultimo quinquennio nella differenza tra quanto percepito come partite Iva e quanto invece previsto per i dipendenti. Chi pagherà eventuali pronunciamenti favorevoli ai dipendenti e quanto dovesse alla fine stabilire il verbale dell’Inps?
La Corte dei Conti verrà con tutta probabilità attivata se dovessero esserci esborsi economici, tra eventuali multe e altro, che dovessero ricadere sul bilancio dell’ente, prefigurandosi la possibile ipotesi di danno erariale. Il condizionale e la prudenza sono d’obbligo, ma la Gubbio Cultura è in un tunnel critico nel quale si muove a fatica.
L’unico segmento che dovrebbe avere i parametri economici attivi è la farmacia Comunale, ma da quando ci sono i lavori in piazza Quaranta Martiri è in rosso pure quella e le prospettive potrebbero non essere di rilancio come sperano a palazzo Pretorio. La farmacia comunale, gestita da Gubbio Cultura, incassava meno delle private già quando la piazza era pienamente fruibile e questo è sempre stato un mistero.
In tutto questo Gubbio Civica ha la sua di soluzione: far risolvere tutto ad Alessandro Brunetti, ex Pd ora passato a destra, ex assessore nella Giunta Guerrini, e già amministratore unico nominato a maggio 2016 da Filippo Mario Stirati, specialista in cambi di partito e di incarichi (l’ultimo alla Casa di Riposo Mosca, sempre su nomina di Stirati). Uno, insomma, che la Gubbio Cultura l’ha già gestita e non viene ricordato per chissà quali manovre salvifiche. Ora rivendica l’incarico, anche se non si è candidato ma si è messo a disposizione nel gruppo di Fiorucci facendo la trasmigrazione da sinistra a destra senza battere ciglio, secondo una consuetudine ormai dilagante a Gubbio di cambiare partiti e schieramento come si fa con qualsiasi indumento, anche intimo.

































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