Gubbio, Halid Djankpata si carica dopo l’ottima partenza: “Mi sono ambientato subito, posso dare di più. Che bello tutto quel tifo nel derby”

Halid Djankpata

Il ventenne centrocampista Halid Djankpata ha parlato al quotidiano Il Messaggero, edizione Umbria di lunedì 8 settembre, del suo impatto sul campionato dopo due partite da protagonista. Ha già conquistato tutti, tanto da guadagnarsi l’ovazione dei tifosi rossoblù quando al 78′ è uscito. Il centrocampista è nato a Lomé (capitale del Togo), originario del Benin, cresciuto a Lecco dov’è arrivato nei primi mesi di vita, e calcisticamente tra Usmate e Casati Arcore in Brianza, per poi volare undicenne in Inghilterra, seguendo i genitori Awaly e Karamatou, coi fratelli Moubarak, Tawab, Rayane e Raida, per ripartire tra Droylsden ed Everton. L’anno scorso il contratto triennale allo Spezia, che l’ha mandato in prestito a Gubbio.

Bene contro la Samb, più che bene col Perugia: Djankpata, si sente una rivelazione o non s’è visto ancora nulla?

“È solo l’inizio, posso dare molto di più. Non gioco da parecchio e mi sto riprendendo, partita dopo partita. Conosco le mie possibilità, per questo mi alleno al massimo dal primo giorno”.

Che derby è stato?

“Aperto e caldo, con rapidi capovolgimenti di fronte. Ho giocato i derby solo in Inghilterra, mentre in Italia li ho visti dalla panchina. Mi ha emozionato il tifo: bellissimo, mi sono sentito ancora più a casa”.

Il meglio che ha mostrato e quello che può far vedere?

“La riconquista della palla, una buona gamba con e senza palla, i movimenti per aiutare la squadra. Fin qui a centrocampo ho soprattutto difeso, da mezzala posso inserirmi, fare assist e andare al tiro con il senso dell’attacco”.

La squadra le piace?

“Possiamo fare molto bene, ci sono tanti giovani. Mi sono sentito subito a mio agio, dal primo giorno sembra che ci conosciamo da una vita. Ho legato con tutti”.

Perché Gubbio?

“C’erano diversi club di C. Ho dato la priorità al Gubbio quando il procuratore Stefano Antonelli me ne ha parlato”.

Cosa le chiede Di Carlo?

“Sono più forte quando faccio le cose semplici, e non è il primo mister che me lo dice. Mi piace giocare con la palla e fare dribbling, lui mi spiega bene quando farlo”.

Dove si trova meglio in campo?

“Innanzitutto, mezzala. Poi trequartista o mediano. Ma ho fatto anche l’esterno”.

Chi è Djankpata?

“Uno che ha molta fame. La stagione scorsa non è stata facile dalla panchina e ora voglio far vedere chi sono. Con la testa giusta e la gente giusta accanto posso diventare un giocatore. L’anno scorso mi ha condizionato non aver fatto il ritiro, oltretutto in una squadra come lo Spezia che lottava per salire in A”.

Passioni e squadra del cuore?

“Mi piace stare con la famiglia e gli amici. Seguo anche il basket, adoro la musica che ascolto anche prima delle partite per caricarmi. Faccio il tifo per il Barcellona, da piccolo tifavo pure la Juve e in Inghilterra il Manchester United. Pirlo è un idolo anche per la posizione, Pogba l’ho sempre considerato tra i più forti”.

Sta avendo segnali dallo Spezia?

“So che mi seguono e sono felici di come vanno le cose”.

Come trova il calcio italiano?

“Molto diverso da quello inglese, qui c’è molta più tattica. Volevo l’Italia proprio per crescere tatticamente”.

Dall’Everton allo Spezia e adesso la C.

“Ho vissuto bene i cambiamenti, il calcio è questo”.

Per l’azzurro ha detto no alle nazionali di Togo e Benin?

“Posso ancora decidere e lascio tutte le opzioni aperte. Ma se chiama l’Italia non ci penso due volte”.

Bernardo Corradi l’ha voluta con l’Under 19 (14 febbraio 2024 contro l’Austria, titolare nel 3-0).

“Un sogno vestire la maglia azzurra, un’emozione. Mi sento italiano fino in fondo”.

La incoraggiano i genitori?

“I miei primi tifosi sono loro e i miei fratelli. Stanno in Inghilterra, io vivo qui da solo. A Gubbio è venuto uno dei miei fratelli, presto arriveranno gli altri per vedere una partita in casa”.

Il desiderio più grande?

“Ne ho due: giocare per la Nazionale azzurra e rendere felice la mia famiglia”.