Ci sono richieste per attivare quattro parchi eolici, a nord e a sud del territorio comunale di Gubbio, da parte di quattro aziende non eugubine. Si tratta di una trentina di pale eoliche con dimensioni che arrivano fino a 200 metri di altezza, collocate sui crinali, sia dei monti che costituiscono la corona dello scenario naturale della città storica e della sua immediata espansione, sia delle colline a sud, cioè lo skyline che si vede dalla verso Perugia. Sprigioneranno circa 200 megawatt di potenza, concentrata in vari sistemi di accumulo in batterie, per una capacità di circa 250 megawatt, con una cinquantina di chilometri di strade comunali investite dalle opere di realizzazione delle reti elettriche interrate.
Il piano è attualmente inbfase di valutazione al Mase (Ministero per l’ambiente e la sostenibilità energetica) in forza di una legge nazionale che supera ogni eventuale normativa in sede locale (Regione, Provincia e Comune) a meno che non si vogliano mettere vincoli paesaggistici e generali con tutte le conseguenze del caso.
Si stanno susseguendo proteste e comunicati di partiti e movimenti cittadini che come al solito abbaiano alla luna, cavalcando comitati e mal di pancia più o meno diffusi delle persone, ben consapevoli che questo modo di fare non porterà alcun risultato concreto se non “imbonire” l’opinione pubblica locale. Progetto Città arriva a proprre un referendum consultivo cittadino ben sapendo che il tema non sarebbe l’eolico ma i vincoli sulle aree del territorio che avrebbero un impatto pesantissimo su ogni prospettiva di sviluppo di cui la politica vorrebbe non assumersi la responsabilità.
In pratica si assiste alla stessa tiritera vista in occasione del traliccio della telefonia mobile attivato ai tempi di Filippo Mario Stirati, con la Giunta Comunale che spese perfino i soldi dei contribuenti per fare ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato già persi in partenza e solo per cavalcare i comitati magari per lucrare consensi nella prospettiva elettorale. Stesso discorso per il Css nelle due cementerie, con un altro ricorso al Tar ovviamente perso (c’è chi voleva far spendere altri soldi pubblici per un ricorso anche al Consiglio di Stato ma in quel caso la maggioranza si è spaccata e Stirati obtorto collo ha dovuto rinunciare).
Il sindaco Vittorio Fiorucci ha una sola concreta possibilità di fermare le quattro operazioni: porre vincoli paesaggistici e generali sulle aree interessate e più limitrofe. Ma questo, per quanto dovrebbe comunque essere in linea con il Piano regolatore e le norme provinciali e regionali in materia, si espone a una scelta drastica molto pesante che precluderebbero poi molte altre prospettive, oltre alla vicenda dei parchi eologici in sé.
Il rischio è che vada a finire come con il traliccio della telefonia mobile e il Css, ovvero che Wind, Colacem e Barbetti hanno ottenuto quanto previsto dalle leggi nazionali vigenti e l’Amministrazione Comunale di Gubbio si è preclusa ogni possibilità di mettersi attorno a un tavolo per concordare magari qualche intesa economica a vantaggio della comunità. Immaginate quante risorse economiche avrebbe potuto ottenere il Comune di Gubbio, da reinvestire per esempio nelle manutenzioni di un territorio martoriato dall’incuria, invece di fare le guerre di religione per le politiche “talebane” cavalcata per comodo anche dalla destra.
Questo rischia di accadere anche per i parchi eolici, cioè contrapporsi rischiando di doversi piegare alle leggi nazionali (peraltro governa la destra a Gubbio, per quanto anomala) e nel Paese (per quanto annacquata).
In Italia le pale eoliche non possonoo essere installate in una serie di aree vincolate dove la legge tutela paesaggio, ambiente, patrimonio culturale e sicurezza. Le zone vincolate dove non è possibile installare pale eoliche sono le aree sottoposte a vincolo paesaggistico (Codice dei beni culturali). Le pale eoliche sono vietate o quasi sempre respinte in beni paesaggistici tutelati ex articolo 136 (ville, parchi, complessi di bellezza naturale, belvederi, ecc.) e in aree tutelate ex articolo 142, tra cui fasce di rispetto di 300 metri da fiumi e torrenti, fasce di 300 metri dalla battigia marina, montagne sopra i 1.600 metri (Alpi) o 1.200 metri (Appennini), boschi e foreste, zone di interesse archeologico. Queste aree sono vincolate per legge e l’installazione è normalmente esclusa,
Vale anche per le aree naturali protette. Assolutamente vietato o quasi impossibile installare in parchi nazionali, parchi regionali, riserve naturali, siti natura 2000 (Sic/Zsc e Zps). Qui prevale la tutela della biodiversità e l’impatto degli aerogeneratori è considerato incompatibile.
Vale, inoltre, per le zone con vincolo culturale o archeologico. Nello specifico aree con vincolo diretto su beni culturali (castelli, abbazie, siti archeologici), fasce di rispetto attorno ai beni tutelati, paesaggi storici riconosciuti. La Soprintendenza quasi sempre nega l’autorizzazione.
Vale quindi per le zone di tutela aeronautica. Le pale eoliche non possono essere installate vicino ad aeroporti, lungo rotte di avvicinamento e decollo, in aree dove interferiscono con radar e sistemi di navigazione.
Vale per le zone di interferenza con infrastrutture strategiche. Installazione vietata o fortemente limitata vicino a radar meteorologici, stazioni radio, ponti radio, telecomunicazioni, infrastrutture militari. Distanze minime da abitazioni e centri abitati. Non esiste una distanza unica nazionale, ma molte regioni impongono 500-1000 metri dalle abitazioni. Distanze maggiori per aerogeneratori di grande taglia.
Le fonti consultate (Atlante Eolico Rse e linee guida nazionali e regionali) confermano che la localizzazione degli impianti eolici è strettamente regolata e che le aree vincolate sopra elencate rappresentano i principali divieti.









































Bene, se non si può impedire l’istallazione allora tutto il ricavato dalle pale eoliche deve andare per l’azzeramento di TUTTE le utenze delle abitazioni e del comune e dell’azzeramento di TUTTE le imposte e tasse generate sul territorio eugubino, compresa iva su ogni genere e accise. In pratica tutto il ricavato deve essere messo a vantaggio dei cittadini e della città. Vedrai come corrono 😄
Perché vogliono venire in Umbria visto che come vento ci sono altre regioni che non hanno fondato la propria immagine sulla bellezza, bellezza anche panoramica e ambientalista volta a lasciare il più possibile l’ambiente intorno com’è, evidentemente in Umbria c’è un sottobosco mafioso e pronto al guadagno a costo di tutto