I politici hanno imparato un giochino che gli serve per la contrapposizione e coltivare l’elettorato ogni giorno dell’anno. Si tratta di contrastare i provvedimenti presi da un’amministrazione pubblica (Comune, Regione, governo) o da un privato per cavalcare i malumori soprattutto dei propri elettori.
Molto spesso si tratta di ricorsi al Tar, Consiglio di Stato e perfino alla Presidenza della Repubblica che si sa in partenza delle pochissime, se non nulle, possibilità che vengano accolti. Talvolta, anzi, vengono perfino sbagliati nella forma o la modalità di presentazione.
Gli ultimi ricorsi riguardano il dimensionamento scolastico deciso dal Commissario ad acta e direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Ernesto Pellecchia, come atto seguito alle disposizioni del governo di destra guidato da Giorgia Meloni al quale si è opposta la Regione Umbria guidata dalla sinistra con l’assessore Fabio Barcaioli in prima linea, così come ha fatto il Comune di Città di Castello, anch’esso a guida di sinistra con il sindaco Luca Secondi.
Sono stati istituiti dal prossimo anno scolastico 2026-2027 gli istituti comprensivi a Gubbio e Città di Castello in attuazione di una vecchia legge nazionale che non prevede più i circoli didattici e le scuole medie autonome. Il taglio delle dirigenze è stato deciso dall’alto perché né Gubbio né Città di Castello hanno mai pensato di rimodulare in proprio l’assetto scolastico per riorganizzare senza farsi imporre le decisioni dagli altri livelli. I ricorsi con marchio politico servono per imbonire i genitori e l’opinione pubblica nel gioco della contrapposizione tra partiti e schieramenti e quindi in un gioco delle parti.
Ora il problema è che il ricorso della Regione Umbria è stato dichiarato inammissibile, ma chi paga il conto? I cittadini, ovviamente, che solo all’apparenza vengono tutelati dai politici che fanno i ricorsi con i soldi presi dai bilanci. Si ricorderanno, al proposito e per esempio, i ricorsi del Comune di Gubbio contro l’impianto di telefonia cellulare a Padule e contro l’utilizzo del Css nelle due cementerie.
La Giunta Stirati ha cavalcato gli umori dei fanatici dell’ambientalismo non badando a spese dai bilanci comunali. La Corte dei Conti dell’Umbria potrebbe verificare se i ricorsi, questi e altri inoltrati dai politici, abbiano una reale finalità di tutela con serie possibilità di essere accolti (prima ancora ammessi) e non sia invece un modo per fare “campagna elettorale” in modo mascherato e utilizzando fondi pubblici.









































Lascia una Risposta