Non è una novità: ogni iniziativa imprenditoriale di un certo peso sul territorio eugubino apre la guerriglia urbana alimentata dalla politica del “no” che cavalca paure e malumori più o meno diffusi, spesso inconsapevoli nella sostanza.
Ora c’è la battaglia contro l’eolico che unisce la sinistra (sempre in prima linea) e anche la destra (si fa per dire) con Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia che ormai si sono omologati.
La lista civica di sinistra Città Futura ha promosso un dibattito contro i progetti che, sulla base di una normativa nazionale, prevedono l’attivazione di impianti per l’energia eolica con la posa di pale in aree previste dal Piano regolatore generale del Comune di Gubbio.
La discussione, che ha visto in prima linea Jacopo Cicci, destinato a essere leader e possibile candidato a sindaco della sinistra alle prossime elezioni, è ruotata attorno all’impatto visivo e ambientale delle installazioni.
Ha fatto da moderatore Leonardo Nafissi, già candidato a sindaco nel 2024, capofila della stessa lista civica.
Si è parlato di una “trasformazione profonda e irreversibile del paesaggio”.
Si è detto che le turbine, per dimensioni e collocazione, verrebbero installate in punti strategici e panoramici, alterando l’immagine storicizzata della città, esprimendo preoccupazioni sulle possibili ripercussioni sul turismo che registra numeri bassi e notoriamente muove poco a livello di Pil locale.
Con la lista di sinistra si è schierato l’assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici, Spartaco Capannelli, che ha portato i saluti istituzionali e, venendo peraltro da sinistra ricordando il suo ruolo di assessore con Ubaldo Corazzi sindaco dal 1997 al 2001, ha rafforzato la linea dell’Amministrazione Comunale che dovrebbe essere di destra e dunque attenta agli investimenti e allo sviluppo, favorendo gli insediamenti incoraggiati dalle norme nazionali, e invece insegue la sinistra sul suo stesso terreno.
Capannelli ha espresso all’incontro la volontà di contrastare i progetti.
Cicci ha illustrato nel dettaglio i progetti in esame, definendoli “fuori scala rispetto al contesto territoriale”, parlando di “interventi invasivi come sbancamenti dei crinali, realizzazione di nuove infrastrutture viarie e impatti acustici legati al funzionamento degli impianti”.
Sono state espresse preoccupazioni per la sicurezza, la tutela della fauna e l’equilibrio degli ecosistemi. Prospettata, in sostanza, una catastrofe ambientalista in contrasto con la politica delle energie alternative che la sinistra sostiene di portare avanti.
Città Futura per uscire dalla contraddizione ha puntato nell’incontro sulla distinzione tra l’obiettivo della transizione energetica e le modalità con cui essa viene perseguita, con il cervellotico assunto di non essere contraria alle energie rinnovabili, ma a una transizione guidata esclusivamente da logiche finanziarie e industriali. La solita lotta al fare impresa.
Andrea Astracedi, rappresentante della coalizione Tess (Transizione energetica senza speculazione, ha presentato un piano alternativo al modello nazionale attuale, che punta a una transizione energetica meno impattante e più aderente alle specificità territoriali.











































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