Il crollo dell’8×1000 e il silenzio delle coscienze: quando la Chiesa smette di essere cattolica

di LUIGI GIRLANDA

La notizia è di questi giorni: continua inesorabilmente il calo del numero di contribuenti che scelgono di destinare l’otto per mille alla Chiesa cattolica. Per lungo tempo le percentuali delle scelte espresse avevano sfiorato perfino il 90%, segno di un radicamento culturale profondissimo tra la Chiesa e il popolo italiano. Oggi i dati raccontano invece una diminuzione costante: si è scesi progressivamente fino a valori attorno al 70%, con milioni di firme in meno e un ridimensionamento delle risorse disponibili. Anche la stampa ha registrato questa discesa, parlando apertamente di un calo ormai pluriennale e delle possibili conseguenze per alcune opere sociali e caritative. In realtà questo scenario non dovrebbe sorprendere più di tanto. Negli anni passati ce ne siamo occupati più volte, spiegando che il sostegno economico alla Chiesa italiana sarebbe inevitabilmente diminuito se la distanza tra la fede cattolica e l’attuale orientamento della struttura ecclesiastica avesse continuato ad allargarsi. Lo dicevamo allora e lo ripetiamo oggi: quando un’istituzione religiosa smarrisce progressivamente il proprio centro, prima o poi anche il consenso popolare comincia a sgretolarsi. Non c’è nessuna soddisfazione nel constatarlo. Anzi, duole perfino dover riconoscere che quella previsione si sta realizzando.

Una Chiesa sempre più mondana

Le spiegazioni ufficiali parlano di secolarizzazione, di crisi della religione, di cambiamenti culturali. Tutto vero, almeno in parte. Ma sarebbe ingenuo ignorare ciò che molti cattolici percepiscono con crescente chiarezza: la Chiesa che oggi domina la scena pubblica sembra sempre meno interessata ad annunciare Gesù Cristo e sempre più impegnata a inseguire le agende del mondo. Immigrazione, geopolitica, emergenze sociali raccontate con categorie prese in prestito dal linguaggio delle ONG. Nel frattempo la dottrina tradizionale appare sempre più marginalizzata, quasi fosse un imbarazzo del passato. È il segno più evidente della stagione ecclesiale che ha avuto in Jorge Mario Bergoglio il suo interprete più emblematico: una stagione nella quale la dimensione verticale del cristianesimo — il peccato, la redenzione, la salvezza eterna — è stata spesso oscurata da un linguaggio esclusivamente orizzontale. Il risultato è un paradosso evidente: la Chiesa gode oggi di una visibilità mediatica enorme, i suoi rappresentanti frequentano talk show e salotti televisivi, ma nello stesso tempo il rapporto reale con il popolo cristiano si indebolisce. Si possono avere dalla propria parte i media; molto meno scontato è avere ancora dalla propria parte i fedeli.

Il meccanismo che molti non conoscono

C’è poi un aspetto tecnico che molti cittadini ignorano completamente. Quando si firma per l’otto per mille non si destina semplicemente una parte della propria dichiarazione dei redditi alla Chiesa. Il sistema funziona diversamente. Tutte le dichiarazioni dei redditi vengono raccolte insieme e da esse viene calcolata la quota complessiva dell’otto per mille dell’intero gettito fiscale nazionale. Solo dopo si guardano le firme espresse e il fondo viene distribuito in proporzione a quelle firme, ma sull’intero ammontare. Questo significa che anche le quote dei contribuenti che non hanno scelto nessuno vengono comunque ripartite tra chi ha ricevuto le firme. Se, per esempio, su quaranta milioni di contribuenti firmassero soltanto dieci persone e sette scegliessero la Chiesa cattolica, la Chiesa riceverebbe il 70% dell’intero fondo dell’otto per mille. È un sistema perfettamente legale, ma anche un meccanismo perverso che poco ha a che fare con l’autentico spirito cattolico.

Quando conoscere la fede diventa incompatibile con questa Chiesa

Ma probabilmente il dato più interessante è un altro, ed è anche il più scomodo. Il calo dell’otto per mille potrebbe non essere soltanto il segno di un allontanamento dalla fede. Potrebbe essere, al contrario, il segnale che una parte dei cattolici sta prendendo coscienza della distanza sempre più evidente tra la dottrina cattolica e la direzione presa dalla cosiddetta neo-Chiesa conciliare. Più si conosce la fede cattolica — quella reale, quella insegnata per secoli — più diventa difficile sostenere economicamente una struttura ecclesiastica che sembra averne progressivamente preso le distanze. Una Chiesa che arriva a imbarcare figure come Luca Casarini e nello stesso tempo lascia ai margini sacerdoti di provata fede solo perché celebrano la Messa di sempre è inevitabilmente destinata a perdere credibilità e sostegno. In questo senso il calo delle firme potrebbe rappresentare una forma silenziosa di dissenso: non una ribellione rumorosa, ma una decisione concreta di non rendersi complici di quella che molti percepiscono come una lenta autodemolizione della Chiesa iniziata nel clima culturale del Concilio Vaticano II e proseguita negli anni successivi. Se questa lettura fosse anche solo in parte corretta, il paradosso sarebbe evidente: mentre diminuiscono i fondi destinati alla struttura ecclesiastica, potrebbe crescere la consapevolezza della fede tra coloro che non intendono più sostenere una Chiesa che ha smarrito il proprio sapore. In altre parole, meno firme all’otto per mille e forse — paradossalmente — più coscienza cattolica.