Storia di due terreni vicini nell’area sud della città. Un terreno più piccolo classificato e di proprietà del Capitolo dei Canonici della Diocesi; un altro terreno di dimensioni nettamente superiori e agricolo di proprietà del Comune. Ora l’Amministrazione Comunale di Vittorio Fiorucci ha annunciato nell’ultima seduta del Consiglio Comunale, con l’assessore alle Finanze Filippo Farneti, che si procederà a una permuta dei due terreni senza prevedere alcun conguaglio economico ma alla pari.
L’assessore Farneti ha precisato che non ci sono perizie e computi economici ufficiali sul reale valore dei terreni, ritenendo arbitrariamente che il valore sia praticamente lo stesso, sebbene i due terreni abbiano dimensioni molto diverse, perché quello del Capitolo dei Canonici è più piccolo ma classificato mentre quello del Comune è più grande ma agricolo.
Il consigliere comunale Rocco Girlanda ha fatto osservare, nel ricostruire la vicenda in un video sui social, che il Comune potrebbe in qualunque momento e in pochi minuti classificare quel terreno di proprietà ora agricolo e inutilizzato. Un’area classificata pubblica potrebbe essere magari per qualcosa di utile alla comunità. Invece è stata annunciata la decisione di una permuta alla pari con il Capitolo dei Canonici che fa sicuramente l’affare.
Non si escludono segnalazioni ed esposti agli organismi di controllo, alla magistratura ordinaria e contabile.
C’è già una questione aperta e complicata, sempre sul fronte economico, tra il Comune e la Diocesi, con in mezzo la Lumsa e la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, e riguarda il complesso dell’Ex Seminario ristrutturato e adattato per ospitare i corsi della Lumsa che avrebbe dovuto fare di Gubbio una sede distaccata. Questo progetto non è mai decollato e non si conoscono le determinazioni susseguenti rispetto al disimpegno dell’ateneo. Anche in questo caso c’è l’ombra di segnalazioni ed esposti.












































Cambiare la classificazione urbanistica di un terreno non è una procedura che si fa in pochi minuti.
In Italia, la destinazione urbanistica dei suoli è stabilita dagli strumenti di pianificazione comunale — il Piano Regolatore Generale (PRG) o il Piano Operativo Comunale (POC) — ai sensi del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 (Testo Unico dell’Edilizia), del D.Lgs. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali), e delle leggi urbanistiche regionali, nel caso dell’Umbria la L.R. 1/2015 (Testo unico governo del territorio e materie correlate).
Ogni modifica alla classificazione di un’area — ad esempio da agricola a edificabile — richiede l’avvio di una variante urbanistica, con una serie di passaggi obbligatori:
proposta e istruttoria tecnica dell’Ufficio Urbanistica;
adozione da parte del Consiglio Comunale (art. 42 D.Lgs. 267/2000);
pubblicazione e periodo di osservazioni pubbliche (almeno 30 giorni, art. 32 L.R. Umbria 1/2015);
controdeduzioni e approvazione definitiva;
eventuale verifica di conformità a piani sovraordinati (provinciali o regionali).
Si tratta quindi di un iter tecnico e amministrativo che richiede mesi, non minuti, e che deve essere motivato, trasparente e coerente con gli strumenti di pianificazione vigenti.
Dire il contrario rischia di banalizzare una materia complessa e fortemente regolata dalla legge, oltre che di fuorviare i cittadini sul reale funzionamento delle procedure urbanistiche.
Richiede mesi se l’Amministrazione Comunale non ha un interesse particolare, ma nella vicenda – trattandosi di un terreno proprio e di un interesse collettivo non privato – le procedure si possono velocizzare al massimo. E sicuramente tale procedura è opportuna per non effettuare operazioni dal potenziale danno erariale. Non si tratta di banalizzare, se si comprende il senso della problematica sollevata.
Si capisce benissimo la problematica sollevata — e proprio per questo è importante ricordare che la “velocizzazione” delle procedure non può mai sostituire gli iter previsti dalla legge.
Anche quando il Comune è proprietario e portatore di un interesse pubblico, la variante urbanistica resta una procedura formale con tempi, pubblicazioni e passaggi obbligatori.
Se bastasse la volontà politica per cambiare la destinazione d’uso di un terreno “in pochi minuti”, non parleremmo più di pianificazione urbanistica ma di discrezionalità amministrativa, che è tutt’altra cosa.
E vale la pena ricordare che anche un’eccessiva “compressione” dei tempi o l’elusione dei passaggi formali può anche esporre l’Amministrazione a rilievi da parte degli organi di controllo.
La trasparenza e il rispetto delle procedure non sono formalità: sono garanzia di legalità e tutela dell’interesse pubblico.
Il problema, quindi, non è non capire la questione — ma non banalizzare le regole che servono proprio a tutelare l’interesse collettivo.