Il gruppo Ceri 2020 riapre il dibattito sul ritorno della festa con una nota. “Ringrazia il sindaco Filippo Mario Stirati e il Tavolo ceraiolo per essersi immediatamente attivati nel rispondere al documento inviato e protocollato il 17 agosto 2021 in merito alla proposta di realizzare in maniera regolamentata anti-Covid di una edizione straordinaria della Festa dei Ceri per il 2021. Il gruppo prende atto, come da conferenza stampa indetta il 26/08/2021, che il Tavolo ceraiolo ha rigettato la proposta. Dagli interventi espressi nella medesima si evince che il piano proposto non sia stato ben compreso: sia lo spirito che gli aspetti tecnici enunciati sono stati fraintesi. Le intenzioni alla base della proposta riguardano unicamente l’ipotesi di svolgimento di una Festa straordinaria, da celebrarsi l’11 settembre, data in cui ricorre la Traslazione del corpo del patrono, viste le rinunce del 15 maggio 2020 e 2021. Gli aspetti tecnici limitanti, sono esclusivamente dettati dalle condizioni igienico-sanitarie imposti dalle attuali normative. L’11 Settembre oltre a rappresentare una data significativa, consente lo svolgimento in condizioni di maggior sicurezza dal momento che nella stagione estiva ogni infezione a trasmissione respiratoria conosce una minora incidenza e questo periodo si associa alla massima copertura vaccinale della fascia di età che corrisponde alla popolazione ceraiola attiva. Inoltre, il numero limitato di ceraioli, unici ammessi coloro che trasportano le tre macchine, consente di effettuare una corsa classica, pur evitando assembramenti nei tre punti nevralgici: piazza Grande, porta di Sant’Ubaldo e basilica. Gli esecrati tagli, peraltro solo suggeriti dalla proposta, sono tesi al mantenimento di una bolla Covid-free per un numero sostenibile di ore, risparmiando un maggiore disagio ai residenti nel centro storico, a cui non è consentita la mobilità interno-esterno. Il gruppo Ceri 2020, affatto anonimo ma ben identificabile, ha elaborato, sfruttando consulenze e professionalità presenti all’interno del gruppo stesso, una soluzione lungamente ragionata, inclusiva e rispettosa della natura stessa della festa, colmando un vuoto che sarebbe stato compito del Tavolo ceraiolo affrontare nei tempi dovuti. In risposta si è avuto un netto rifiuto definendo la proposta come estemporanea, discriminatoria e divisiva, tesa a delineare una festa ridimensionata e stravolta, assolutamente in antitesi alla festa perfetta e insostituibile come noi la conosciamo. Tuttavia svolgere una festa come noi la conosciamo si può in un periodo di pace. Ma siamo in guerra. Come recita il documento del Tavolo, lo stato di emergenza sul territorio nazionale è prorogato fino alla data del 31 dicembre 2021 e ciò concretizza condizioni ostative allo svolgimento della festa in forma canonica. Era dunque necessario pensare allo svolgimento di una festa in condizioni particolari, già per lo scorso 15 maggio. Così come sarà necessario pensare ad un piano per il 15 maggio 2022 o addirittura per i prossimi anni. Ricordiamo che la continuità della festa debba diventare il principio prioritario rispetto alla possibilità vaga e irrealistica di realizzarla nella forma che conosciamo. Tutto questo deve essere fatto per evitare la non-trasmissione della festa alle nuove generazioni che avrebbe conseguenze gravissime sulla sopravvivenza della festa medesima. Invitiamo a riflettere sul significato stesso del termine tradizione (dal latino tradere) che vuol dire trasmettere e consegnare. Il piano proposto per lo svolgimento di una festa straordinaria voleva semplicemente offrire l’alternativa al non celebrare. Le peculiarità della festa sicuramente non facilitano il compito, ma celebrare si può e si deve. Il tentativo esperito dal gruppo Ceri 2020 non è assolutamente quello di eliminare la sinfonia sociale trattata nell’omelia di monsignor Bottaccioli sul Col di Lana nel 2007. Anzi il gruppo si muove proprio con le stesse finalità che animarono quei soldati che costruirono i Ceri e celebrarono la festa nel 1917. Gli stessi non vollero certo dividere una comunità, ma invece destare un sentimento di vita, anche in una forma necessariamente più ridotta del rito. Come accadde anche 100 anni fa, nel 1921, a Gubbio, quando furono le donne a garantire la continuità del rito pur in forme diverse da come la festa era conosciuta. Il non celebrare è invece sembrata l’unica soluzione identificata dal Tavolo ceraiolo, allo stato attuale delle cose. Inoltre il proposito espresso sempre dal medesimo Tavolo di congegnare per il prossimo 15 maggio una festa di popolo, inclusiva, di cui ogni eugubino potrà sentirsi parte, per ora, ci sembra molto generico, a tratti demagogico e poco realistico. Questo cieco atteggiamento di chiusura ha eclissato letteralmente la nostra proposta, quando ci si sarebbe aspettato che presidenti e rispettivi consigli delle associazioni da loro presiedute, avessero cercato di capire gli spazi permessi dalla presente condizione pandemica. La nostra proposta ha volutamente trattato solo alcuni punti essenziali, lasciandone altri alle organizzazioni di legittima competenza, con cui volevamo aprire un rispettoso dialogo sperando di integrare ed arricchire il documento. L’obiettivo non era sicuramente sostituirsi al Tavolo o entrare in conflitto con questo, quanto piuttosto quello di avviare una riflessione con soluzioni pratiche sulla possibilità di ripartenza della festa. Come gran parte del popolo eugubino, siamo in attesa di proposte concrete e non di sterili affermazioni di principio. La festa dei Ceri è sopravvissuta attraverso i secoli perché si è sempre adattata alle condizioni storiche che via via ha trovato. Ora si deve adattare a questa nuova condizione: è una sfida che non possiamo perdere. Non si può semplicemente rinviare in attesa di ipotetici tempi migliori. Fiduciosi che, stando alle parole del presidente dell’Università Muratori, si stia lavorando alacremente uniti come non mai, a una soluzione, attenderemo che questa prenda forma, nell’interesse della comunità tutta. Mettiamo a disposizione, qualora sia necessario, la nostra passione, le professionalità che abbiamo potuto coinvolgere, le nostre forze ed anche il nostro entusiasmo, perché si possa trovare una soluzione condivisa, nella ferma convinzione che, non ci dovrà essere un altro disarmante rinvio, che la comunità di sicuro non potrà accettare! La nostra festa e la nostra comunità non possono permetterselo”.
Il gruppo Ceri 2020 rilancia sul ritorno della festa: “Il Tavolo pensa solo ad aspettare gli eventi”







































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