Vengono segnalate le scorribande social un po’ risentite e allergiche alle notizie di Fabio Sebastiani, segretario e multicandidato vita natural durante del Partito Comunista Italiana della sezione di Gubbio, che manco a farlo apposta ha la sede nella “fantomatica” e discussa “scuola” che ha messo in piedi (non si è mai saputo con quali autorizzazioni, caratteristiche e tipo di gestione).
Sebastiani, già delfino di Orfeo Goracci, con incarichi ottenuti non proprio riusciti nell’alternare rapporti stretti o meno soprattutto a seconda delle convenienze (per esempio in un post sui social Sebastiani fa esplicito riferimento a un contributo economico dell’ex sindaco che sicuramente sarà stato registrato agli atti), affibbia etichette, appartenenze e militanza come se tutti fossero come lui apertamente schierati al punto da scrivere che tra Hamas e Israele non ha dubbi da che parte stare (avesse scritto la Palestina tanto tanto).
La guerra non è una bandiera politico-ideologica, non è buonismo e perbenismo di facciata, peraltro da un pulpito la cui militanza politica tradisce chiaramente matrici guerrafondaie e di oppressione come il comunismo storicamente insegna.
Le sceneggiate dei blitz per piazzare bandiere senza alcuna autorizzazione e anche in modalità da carboneria o massoneria sono circoscritte fortunatamente a qualche soggetto che preferisce agire nell’ombra o alle luci dell’alba per poi fare il leone o la leonessa da tastiera, del tutto inconsapevole di uno scenario internazionale complicatissimo le cui ragioni e torti non sono mai da una parte sola quando c’è una guerra. Questo, per esempio, Sebastiani che pure ha studiato non lo sa. Oppure fa finta di non saperlo. In linea generale, chi agita bandiere ideologico-politiche, dovrebbe prima verificare bene se quelle bandiere sono state condannate dalla storia e qualche volta condannate (o magari prescritte) anche dalla cronaca.









































Lascia una Risposta