Da lunedì 9 febbraio alle ore 21:15, sul canale Stella Maris, prende il via “La notte della Chiesa”, una nuova serie di trasmissioni ideata e condotta da don Claudio Crescimanno, già parroco di Cantiano nella Diocesi di Gubbio, dedicata alla crisi profonda che attraversa oggi il cattolicesimo.
Il titolo richiama volutamente la celebre trasmissione di Sergio Zavoli La notte della Repubblica. Un riferimento esplicito, spiegato dallo stesso don Claudio all’inizio della prima puntata: se la crisi della Repubblica rappresenta un fatto grave per un Paese, infinitamente più grave è la crisi della Chiesa, perché non riguarda soltanto assetti istituzionali o dinamiche sociali, ma tocca direttamente la salvezza delle anime.
La prima puntata, significativamente intitolata “I numeri della crisi”, prende avvio dai dati: il crollo delle vocazioni sacerdotali e religiose, la drastica riduzione dei seminaristi, il calo delle ordinazioni, l’invecchiamento del clero, lo svuotamento progressivo delle chiese. Numeri che delineano un quadro oggettivo di tracollo, spesso minimizzato o rimosso nel linguaggio ufficiale.
Di questo scarto sempre più evidente tra la realtà documentata dai numeri e l’ottimismo che continua a circolare nel mondo cattolico, ne parliamo con don Claudio Crescimanno, ideatore e conduttore della trasmissione.
Perché ha scelto il titolo “La notte della Chiesa”?
Il riferimento a “La notte della Repubblica” è volutamente esplicito. Se quella trasmissione raccontava una stagione buia della vita civile e politica del Paese, oggi ci troviamo davanti a qualcosa di incomparabilmente più grave: una crisi che investe la Chiesa. Non è un problema semplicemente organizzativo o sociologico, ma teologico e spirituale, perché qui è in gioco la salvezza delle anime.
La prima puntata parte dai numeri. Perché iniziare proprio dai dati?
Perché i numeri non mentono. Possono essere interpretati, ma non ignorati. Vocazioni, seminaristi, ordinazioni: il quadro è quello di un collasso evidente. Eppure, paradossalmente, a fronte di questi dati impietosi, si continua a parlare di primavere, di successi pastorali o della necessità di applicare ancora più radicalmente le riforme conciliari, come se i loro effetti non fossero già sotto gli occhi di tutti.
Lei parla spesso di un ottimismo fuori luogo che imperversa nel mondo cattolico. Che cosa intende?
Intendo un ottimismo ideologico, non fondato sulla realtà. Serve a rassicurare, a evitare le domande scomode. Ma quando i numeri mostrano uno svuotamento sistematico e si continua a proclamare che tutto va bene, o che basta insistere sulla stessa direzione, si finisce per rimuovere la gravità della crisi.
Che conseguenze ha avuto questo approccio?
Ha prodotto una perdita progressiva degli anticorpi interni. Nel tentativo di ridurre il conflitto con il mondo, la Chiesa ha finito per rimodellarsi su di esso, smussando le differenze, fino a perdere la coscienza della propria incompatibilità con una visione del mondo che pretende di costruire la salvezza senza Dio.
Qual è, allora, l’obiettivo di “La notte della Chiesa”?
Non negare la notte, né compiacersene. Attraversarla. Senza illusioni e senza scorciatoie. Solo prendendo sul serio la crisi si può sperare di comprenderla.
Nel corso della presentazione della serie, don Claudio ha voluto ringraziare il professor Luigi Girlanda, coideatore e regista del progetto, per lo spazio e il lavoro di diffusione culturale portato avanti dal canale Stella Maris, che sta conoscendo un crescente successo di pubblico, iscritti e abbonati. Un ringraziamento che si lega anche a Gubbio, città dove don Crescimanno è stato in passato e che resta nel vivo ricordo dei veri cattolici eugubini.



































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