La strada “maledetta” ha strappato la vita di Cristian Cappannelli. Chiesti interventi a gran voce

Cristian Cappannelli

La strada statale numero 219 Pian d’Assino nel tratto a est continua a mietere vittime (27 in 21 anni) e incidenti più o meno gravi (oltre 300). L’ultimo sacrificio è di Cristian Cappannelli, strappato via a 22 anni, con il cordoglio che attraversa tutta la comunità eugubina.

Non è solo un problema di responsabilità nell’incidente stradale che nella notte tra venerdì e sabato scorso è costato la vita a Cristian, perché resta la pericolosità di quel tratto progettato male e realizzato peggio anche per fobie ambientaliste di una classe politica ideologica e soprattutto scarsa, che porta sulla coscienza le tragedia, ammesso che una coscienza ce l’abbia.

Cristian è stato salutato sui social richiamando anche la sua appartenenza ceraiola di santubaldaro fiero (nella foto è ripreso sotto il Cero). Sugli stessi social si invocano interventi seri e immediati, di tipo strutturale per quanto possibile e a livello di controlli. Impossibile andare avanti così, pensando che basta dare una spiegazione alla dinamica per dimenticarsi di tutto il resto, cioè dell’inadeguatezza di una strada che nel giorno dell’inaugurazione dell’ultimo tratto Montefiore-Branca, il 9 maggio 2005, venne definita “già vecchia” dall’allora vescovo Mario Ceccobelli davanti alle istituzioni che fecero finta di nulla, neanche colte da imbarazzo che pure avrebbe dovuto esserci al di là dei nastri da tagliare e dei sorrisi di circostanza da dispensare.

La comunità eugubina piange Cristian. C’è chi farà la cronaca spicciola, chi sfuggirà come al solito alla sostanza dei problemi nel timore di dare fastidio a qualcuno. Ancora di più oggi si alza un grido di dolore per Cristian che non c’è più, per i familiari affranti, per la ragazza che era con lui in auto e anche per chi ha causato la tragedia e dovrà rendere conto prima di tutto a sé stesso.