Due imprenditori di Gubbio a capo di un gruppo di 8 persone per un giro di fatture false per quasi un milione di euro. Indagine del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Perugia, che ha smantellato un’associazione a delinquere dedita alla truffa ai danni di Inpa, Inail e Fisco. Messo in piedi un sistema per abbattere i costi del lavoro, sfruttando una rete in sette regioni italiane. L’attività ha consentito di recuperare a tassazione materia imponibile per oltre 200mila euro ai fini Iva e di oltre 360mila euro per le imposte dirette.
Settantuno denunce alla Procura della Repubblica e la scoperta di un giro di fatture false per quasi un milione di euro. È il risultato di un’indagine della Guardia di Finanza, che ha smantellato un’associazione a delinquere dedita alla truffa ai danni di Inpa, Inail e Fisco. Il sodalizio, composto da otto persone e guidato da due imprenditori di Gubbio, aveva allestito un sistema sofisticato per abbattere i costi del lavoro, sfruttando una rete di “agenti” operativi in sette regioni italiane.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Perugia, è iniziata da un primo monitoraggio effettuato dall’Inps e dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Perugia. Successivamente, i militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Gubbio hanno condotto accertamenti economico-finanziari che hanno permesso di ricostruire l’intera architettura fraudolenta. L’attività ha consentito di recuperare a tassazione materia imponibile per oltre 200mila euro ai fini Iva e per più di 360mila euro per le imposte dirette.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due imprenditori eugubini (capeggianti l’organizzazione) avevano creato una ditta individuale e una società con sede a Gubbio che fungevano da schermo tra le aziende clienti e i dipendenti. Formalmente, era questa “azienda fantasma” a somministrare la manodopera, ma nella realtà ometteva sistematicamente il versamento di contributi Inps, premi Inail, Ivae imposte sui redditi.
Grazie a questo stratagemma, le aziende clienti (63 in totale, sparse in varie regioni) ottenevano un duplice vantaggio illecito: il risparmio sulla manodopera tra il 25 e il 35% rispetto ai costi di mercato, potendo usufruire di tariffe orarie persino inferiori a quelle previste dai contratti collettivi nazionali e l’azzeramento totale delle tutele per i lavoratori, che venivano privati dell’attribuzione dei contributi pensionistici, delle garanzie assicurative Inail, delle visite mediche obbligatorie e di ogni aggiornamento professionale.
“A fronte di una parvenza di legalità – spiegano gli investigatori – venivano abbattuti impropriamente i costi del lavoro, evadendo le tasse e creando ingenti danni di tipo economico e previdenziale ai dipendenti, lasciandoli sostanzialmente senza tutela”.
L’organizzazione poteva contare su una vera e propria rete di venditori “porta a porta” dell’illecito. Si tratta di “agenti di zona” (anch’essi finiti nel registro degli indagati) che operavano in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Puglia. Il loro compito era individuare imprese clienti interessate a ridurre i costi del personale, operanti in settori ad alta intensità di manodopera come la ristorazione, le attività ricettive, i servizi di pulizia, l’edilizia e lo spettacolo.
Al termine delle indagini, le Fiamme Gialle hanno denunciato a piede libero alla Procura di Perugia 71 soggetti: 63 per utilizzo di fatture false nelle dichiarazioni annuali e 8 per l’emissione dei documenti fittizi.
Oltre ai risvolti penali, l’operazione ha innescato immediati provvedimenti amministrativi. È stata inoltrata segnalazione all’Agenzia delle entrate per chiedere la chiusura della partita Iva della ditta e della società di Gubbio utilizzate come schermo per gli illeciti. Contestualmente, la Procura della Repubblica valuterà l’applicazione delle sanzioni previste per la responsabilità amministrativa degli enti nei confronti delle imprese clienti.
“L’attività si inserisce nel quadro della polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza – si legge nella nota del Comando Provinciale di Perugia – da sempre impegnata a reprimere le frodi fiscali, con particolare attenzione ai fenomeni di somministrazione illecita di manodopera, che danneggiano gravemente non solo le casse dell’Erario, ma soprattutto i diritti e il futuro dei lavoratori”.







































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