Leo Argentina è tornato a Gubbio grazie alla Federcalcio spagnola. “La fine di un incubo”

Leo Argentina a Madrid assieme a Borja Galarrega, capo delegazione del volo di rimpatrio della Federcalcio spagnola dal Kuwait

Tutto è bene quel che finisce bene: Leonardo Argentina è tornato in Italia, concludendo quella che ha assunto i connotati di un’autentica odissea dopo gli attacchi americani e israeliani contro l’Iran. Il tecnico eugubino, che dalla fine di gennaio era entrato a far parte dello staff di Ramiro Diaz nel Kuwait Sports Club (sezione calcio a 5), dopo giorni di grande paura è riuscito a tornare a casa, felice di riabbracciare i propri cari e grato per aver avuto l’opportunità di scappare da uno scenario di guerra col quale ha dovuto convivere per oltre una settimana.

Se Leonardo è tornato in Italia, atterrato al “Marconi” di Bologna nel pomeriggio di giovedì 12 marzo, è grazie all’intervento provvidenziale della Federcalcio spagnola. “Se avessi aspettato le mosse dell’ambasciata italiana, chissà se e quando mai avrei potuto far ritorno a casa”, racconta amareggiato il tecnico eugubino. “Nei giorni in cui sono rimasto forzatamente chiuso in casa a Kuwait City, fortunatamente disponendo di Internet per restare connesso con il mondo esterno, più volte ho cercato di contattare le autorità italiane per avere informazioni e per chiedere supporto anche in ottica di un possibile viaggio di ritorno. Nessuno però ha saputo mai rispondere alle mie richieste di aiuto, e cosi anche familiari e conoscenti che dall’Italia hanno provato a mettersi in contatto con la Farnesina. Solamente dopo una settimana ho ricevuto una chiamata alle 5 di mattina locali da parte del braccio destro di Antonio Tajani (Ministro degli Esteri), il quale però ha soltanto voluto sincerarsi delle mie condizioni senza offrirmi alcuna soluzione per uscire dal paese. Quando gli ho detto che stavo provando ad aggregarmi alla delegazione spagnola, lui mi ha risposto che quella era la soluzione migliore”. In Kuwait, dove l’Iran ha attaccato le basi militari americane, lo spazio aereo è chiuso dal giorno del primo attacco americano-israeliano.

Per Argentina, uscire dal Paese non è stato semplice. Ma in suo aiuto è arrivata la federazione calcistica spagnola. “Tramite Ramiro Diaz ho chiesto e ottenuto la possibilità di viaggiare con la delegazione spagnola, composta da circa 150 persone, quasi tutti tecnici e giocatori che militavano nelle selezioni locali. Si sono resi disponibili e anzi non mi hanno nemmeno chiesto di pagare la quota di viaggio, sebbene fossi italiano. Siamo stati trasferiti prima a Riyadh in pullman, facendo una lunga traversata notturna nel deserto, poi sistemati in un albergo in attesa del volo di rientro per Madrid, che è stato programmato in un primo momento nella giornata di martedì 10, poi posticipato di 24 ore. Da Madrid poi ho acquistato i biglietti per il primo volo diretto a Bologna, e nella serata di giovedì 12 potrò tornare a Gubbio”.

La vicenda di Leo racconta dunque un lieto fine, ma anche l’amarezza per aver constatato quanto la politica italiana si sia fatta trovare impreparata di fronte a una situazione cosi delicata. “Se non fosse stato per Ramiro e per la grande generosità della Federcalcio spagnola, di certo ancora sarei a Kuwait City a sentire gli allarmi delle sirene e i boati delle esplosioni. Sono stato giorni terribili: per la prima volta nella mia vita posso dire di aver compreso cosa sia la paura. Sono sempre stata una persona che nelle difficoltà o nelle prove tendeva a esaltarsi, sia di fronte alle sfida da allenatore, sia prima di entrare sotto o in mezzo alle stanghe del Cero, ma stavolta ho temuto il peggio. Ho vissuto sensazioni che non auguro davvero a nessuno e sono grato a chi mi ha riportato a casa sano e salvo”.

Prima dello scoppio della guerra, in Kuwait tutto stava andando per il meglio, ma Leo spera ora di poter avere un’opportunità di lavoro anche in Italia. “Ho avuto la fortuna di viaggiare tanto, ma posso dire di non essere mai stato troppo fortunato nei posti dove sono andato, e sempre a causa di eventi non dipendenti dalla mia volontà. Ora voglio solo riposare un po’ e superare lo stress di questi ultimi giorni, poi penserò a nuove opportunità”.