L’ex sindaco Paolo Barboni passa la città al setaccio e manda segnali su cosa serve per il rilancio

L’ex sindaco Paolo Barboni ha diffuso una lettera aperta indirizzata al sindaco Vittorio Fiorucci, ai componenti della Giunta, ai consiglieri comunali. Ecco il testo integrale:

Non seguo correntemente gli accadimenti, le diatribe e/o le problematiche comunque connesse al vostro ruolo. So che è un compito difficile, anche soltanto da esplicare ai cittadini e certo non aiuta la conflittualità inevitabile tra maggioranza e minoranze che, pur fisiologica, spesso trascende una dialettica aperta su scelte e problemi per divenire aprioristicamente eterna affermazione manichea: tutto il male da un lato, tutto il bene dall’altro. Certo, la maggioranza vive un patente travaglio interno, ho visto e ascoltato a posteriori il Consiglio Comunale del 28 gennaio scorso con la nascita di un nuovo gruppo dalla costola di Gubbio Civica e i toni non erano certo di buon auspicio visto che ancora non appare una ricomposizione della vicenda.

Vi scrivo tuttavia da cittadino, minimamente consapevole della complessità della materia, per porre a tutti voi – maggioranza e minoranze –  ipotesi di lavoro che trascendano il mero antagonismo o, almeno, mettano alla prova una ipotesi di “pensare per fare” proiettato non alla scadenza del mandato amministrativo ma ad una programmazione di medio-lungo periodo. Programmazione coinvolgente le espressioni vive della Comunità locale e, consentitemi, una risorsa che non è mai stata messa in valore: gli eugubini lontani da Gubbio che, siano essi semplici lavoratori, professionisti o affermati scienziati, per il solo fatto di vivere contesti e complessità  socio-economiche diversificate possono fornire imput e chiavi di lettura che molte volte tutti noi chiusi nella nostra piccola patria facciamo fatica a recepire e valutare. Un confronto corale  e aperto sulle idee ma non sulle fantasie: occorre uno sforzo di approfondimento che parta – volenti o nolenti – dal quadro evolutivo della regolamentazione europea, che prosegua con il quadro normativo nazionale e, per alcuni settori per noi fondamentali, come l’agricoltura, con le norme regionali di recepimento. Potrei citare esempi “sconsiderati” di scelte “escludenti” attuate dalla nostra Regione con le precedenti programmazioni dei Piani di Sviluppo Rurali. Ma, da agricoltore, vedo anche la “piana” di Gubbio sempre più urbanizzata e frazionata: certo noi non abbiamo le Leggi Teresine sul “maso indiviso” che sopravvivono in Trentino Alto Adige ma forse una riflessione sulla tutela del territorio ad ampio spettro prima che sia troppo tardi è tempo di farla, insieme a quella per la sopravvivenza di quella che chiamo “agricoltura eroica” di alta collina e di montagna destinata a finire senza ricambi generazionali e incentivi mirati.

Aggiungo un elemento che forse non piacerà: la Strategia Nazionale per le Aree -Interne (SNAI), detta una linea programmatoria pressoché obbligatoria ma ben diversificata e che, soprattutto, lascia spazio a progetti che nascano dal “campo” di applicazione. I nostri 525 kmq tuttavia non bastano a farci grandi, e lo scivolamento incombente sotto i 30.000 abitanti aggraverà la situazione (solo questo aspetto, complessissimo, richiederebbe un approfondimento puntuale e multidisciplinare). La base di ogni ragionamento sta in una logica di Area vasta: dal dimensionamento scolastico alla mobilità, dalla gestione dei  Servizi al sostegno all’imprenditoria. Le relazioni di mutualità e condivisione delle scelte strategiche con i comuni dell’Alto Chiascio (e non solo!) sono un percorso obbligato e prioritario: ciò che si fece con l’Ospedale unico Gubbio-Gualdo doveva essere un inizio di integrazione di questi territori che, oso dire, potrebbe/dovrebbe traguardare anche una riflessione sulle forme aggregative previste dall’ordinamento per gli Enti Locali.  Cito una definizione che ho letto su qualche testo rispetto alle aree interne “…aree ad inespresso alto potere di sviluppo”. Definizione forse eccessiva in quell’ “alto” ma che presuppone un aspetto fondamentale: saper leggere le potenzialità e farle emergere spetta innanzi tutto a chi le vive e le amministra, a chi sa darne letture anche specialistiche purchè coniugate in una visione d’insieme. E questo è il ruolo e quello che ci si aspetta dal proprio Comune! Quindi la maggioranza risolva le sue diatribe e le minoranze, ove occorra, non abbiano timore a offrirsi disponibili ad un patto per lo sviluppo: non possiamo permetterci l’inazione o magari l’arrivo del Commissario Prefettizio! Mi rivolgo in particolare a lei sig. Sindaco. Renda conto nella sede deputata che è il Consiglio Comunale dello stato della situazione, dichiari apertamente  cosa divide la sua maggioranza e non dimentichi, come ho sentito dire da alcuni cittadini giorni fa, che non solo chi l’ha votata attende da lei, ora Sindaco di tutti e non più candidato di una parte, trasparenza, verità e, aggiungerei, dimostrazione di assoluta autonomia decisionale come il ruolo impone.

Confronto quindi sulla “visione” di messa in valore della città e del territorio.

Consentitemi di ricordare un esempio “datato”, visto che sono passati decenni: non ho memoria di atti di programmazione di lungo periodo che siano succeduti a “Locus Gubbio”. Ebbene, è su quella base che si è modellato un assetto di poli di attrazione (San Pietro e San Benedetto), accessibilità del Centro storico (ascensori, passaggi pedonali da e fuori le mura), piano del traffico e dei parcheggi e così via che hanno impegnato ben più di una singola Amministrazione! E consentitemi di ricordare due personaggi straordinari con cui mi confrontavo allora: la prof.ssa Cassata e il prof. Belardi. Spero ve ne siano di altrettanta acuta capacità, lungimiranza e totale disinteresse personale! E, tra i tanti a cui devo molto, l’indimenticato maestro “Pacio” Farneti, che su una questione molto seria, da consigliere di opposizione, non ebbe dubbi ad essere solidale semplicemente perché gli interessi della  città venivano sempre prima delle posizioni preconcette di appartenenza politica!

Peraltro, ad onore e merito della nostra storia amministrativa, potrei citare più e più eventi calamitosi, scelte progettuali complesse, situazioni di necessità e urgenza in cui la responsabilità solidale delle forze politiche presenti in Consiglio Comunale, magari con qualche puntualizzazione di facciata, non venne mai meno. Ne ricordo una soltanto, quando ero un giovane neo-consigliere e quando i partiti erano chiese con le loro reciproche liturgie e maggioranza e minoranza recitavano ognuna il proprio credo a prescindere. Il tema era dove posizionare la variante alla S.S.219, se a ridosso della città o a fondovalle. Discussione che si prolungava da anni e nulla si muoveva finchè un giorno prese la parola dall’opposizione Calogero Alessi e, senza giri di parole, disse “smettiamo di fare i galli di Renzo, decida Anas il posizionamento purchè si faccia”. E’ possibile in questo Consiglio far prevalere quello spirito nell’interesse della città? Io spero di si.

Il tema è avere il coraggio di programmare e attuare le azioni necessarie prima che altri le facciano per te: il calo delle nascite è un dato di fatto e chiunque è in grado di fare le proiezioni d’impatto sul sistema scolastico. Non farlo e protestare contro le scelte d’ufficio – spesso legate a logiche tutte interne alla struttura organizzativa – è gesto pilatesco. Ma di nuovo occorre interscambio e integrazione territoriale, una mobilità dedicata e adeguata, differenziazione e non duplicazione dei percorsi didattici e, per favore, non solo cultura del digitale: la ripresa delle attività sartoriali in forma imprenditoriale non deve far accantonare il problema delle tante forme di artigianato artistico che sono in profondo declino e che meriterebbero percorsi formativi didattici dedicati.

Non voglio essere prolisso e non ho ricette ma un metodo di lavoro che va oltre la classica analisi SWOT degli “esperti” della programmazione. Si chiama metodologia relazionale, fatta di ascolto e confronto in progress con i portatori di interesse e la comunità locale, dove non ci si affida a una “scuola di pensiero” unilaterale ma sul presupposto che un problema in un dato contesto a seconda della ipotesi di risoluzione può avere ricadute dirette o indirette che a loro volta vanno valutate e su questa base portare anche a modificare la soluzione prefigurata. E questo ovviamente è il ruolo alto e la responsabilità della politica. Che specialmente a livello locale non richiede particolari professionalità ma uno sconfinato buon senso legato alla conoscenza puntuale del territorio e dei valori (e disvalori!) presenti.

Servono competenze particolari? Probabilmente si, ma vengono dopo la “visione” politica del problema. Faccio un esempio quasi banale: vedo/leggo non da ora di bandi di vendita di questo o quell’immobile comunale anche del Centro storico e rifletto sulla dislocazione molto frammentata degli uffici comunali in particolare e di quelli pubblici in generale. Va bene così? O vale la pena sottoporre ad analisi il modello organizzativo della struttura burocratica e prefigurare soluzioni anche su più poli ma con una coerenza maggiore sia in ubicazione che in competenze da svolgere e “dopo” questa analisi, in cui comprendere anche gli uffici delle altre amministrazioni pubbliche presenti, dismettere questa o quella parte di patrimonio?

Vorrei toccare altri temi, come quello di un ruolo “semplificatore” e di sussidio del Comune rispetto alle vessazioni procedurali di cittadini e imprese da parte dei tanti segmenti di burocrazia statale regionale e sub-regionale alla faccia della interoperabilità dei sistemi informativi sancita da più di vent’anni dalle leggi Bassanini ma concludo piuttosto con una considerazione maturata da tempo e un invito a tutti voi: i Comuni sono ormai la “trincea” che deve contenere malumori e disaffezioni dei cittadini verso una politica degli annunci via social che poi la lettura degli atti normativi smentisce o rende inapplicabili. Non ho memoria di leggi finanziarie che non prevedano da decenni “tagli” agli Enti Locali anche se ora più elegantemente si chiamano “compartecipazione alla spesa”. E questo avendo ormai sperimentato Governi della più svariata composizione! Il vostro ruolo ora non è quello di portabandiera di questo o quel partito/raggruppamento civico ma di rappresentanti/amministratori della comunità locale volti unicamente alla promozione e cura degli interessi della collettività. Non ho dubbi che sappiate farlo, il punto è volerlo fare.