L’imprenditore Valentino Pierotti assolto dopo un calvario giudiziario durato quasi vent’anni. Lui è andato fino in fondo

Assoluzione piena e chiude una vicenda giudiziaria durata poco meno di una ventina di anni per Valentino Pierotti, imprenditore eugubino di 67 anni.

Un calvario giudiziario che gli ha complicato la vita aspettando fino in fondo il giudizio d’innocenza.

Tutto è iniziato a gennaio del 2011 con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Si parlò di riciclaggio, evocando pure il fantasma della camorra. Le due aziende in questione erano la Sirio Ecologica e la Cpa (Compagnia per l’Ambiente), fallite nel 2009, quando già Pierotti era uscito da quasi due anni dal capitale sociale di entrambe e da tutti gli incarichi.

All’epoca era un imprenditore appena cinquantenne e in piena ascesa: aveva numerosi incarichi, tra cui la presenza in consiglio di amministrazione della Banca di Credito Cooperativo.

La vicenda giudiziaria è rimasta a lungo in uno stato semi sospeso. Solo nell’aprile del 2015, ben cinque anni dopo l’iscrizione del procedimento penale, il Giudice per l’udienza preliminare disponeva il rinvio a giudizio.

Pierotti, oltre alle ripercussioni mediatiche, perse ruoli e collaborazioni. Saltarono le sue esperienze a ottimi livelli e si accumularono ansie e dispiaceri.

Poi, nel 2015, il rinvio a giudizio. Solo nel 2019, a 10 anni dal fallimento delle due aziende, si arrivava all’istruttoria dibattimentale. Nel 2020 il processo entrava nel vivo. Il suo avvocato, Manlio Morcella, ha ricostruito tanti passaggi, tenuto conto che prima di tutto non era stata versata e non era quindi consultabile una parte decisiva della documentazione su cui si fondava l’accusa, ma la cosa più importante era forse rappresentata da errori.

Il primo riguardava una fattura di 420mila euro, fondante l’accusa di bancarotta distrattiva, che a un’attenta analisi si dimostrava falsa. Poi veniva appurato che la firma di Valentino Pierotti, che appariva sulla quietanza di una seconda fattura di oltre quattro milioni, era – come certificato dalla perizia del grafologo – falsificata. Mentre dalle carte e dalle indagini della difesa arrivava la denuncia di queste irregolarità, si era arrivati a una quindicina d’anni di percorso tra le difficoltà crescenti, anche economiche, per l’accusato.

C’era stata anche una valutazione di una terza fattura di leasing, decisiva per la condanna a quattro anni in primo grado.  Di recente, infine la sentenza di Appello che ha decretato la caduta anche di questa accusa, l’ultima, con l’assoluzione.

Nel corso del processo svoltosi a Firenze, la difesa ha tentato anche di mettere in evidenza i contatti tra il processo a Pierotti e le vicende interne alla famiglia Colaiacovo, nonché il ruolo giocato da alcuni dipendenti Colacem, uno dei quali si sarebbe persino improvvisato  non occasionale detective-aiutante degli inquirenti.