L’inaugurazione dell’asilo nido Il Cerbiatto fa ripartire lo scontro politico. Stirati e LeD devono far vedere che ancora esistono

L'inaugurazione dell'asilo nido Il Cerbiatto

L’inaugurazione del nuovo asilo nido Il Cerbiatto a San Pietro fa ripartire lo scontro politico dopo il taglio del nastro. Ha cominciato l’ex sindaco Filippo Mario Stirati che si è offeso perché nessuno l’ha invitato e qualcuno gli avrebbe fatto notare l’assenza (naturalmente non dice chi perché a sentire in giro nessuno ci ha fatto caso anche perché ormai da due anni è fuori da tutti i giochi). Ha proseguito il suo movimento-partito, i LeD (Liberi e Democratici) che evidentemente deve aver rimesso la sveglia e ha suonato subito dopo quella del professore.

Stirati e i LeD devono far vedere che ancora esistono (sarà interessante vedere come e con chi prepareranno la riscossa) e allora ecco il sermone in cui si arriva a riabilitare politicamente anche l’ex assessore Simona Minelli (Pino Daniele cantava “Ogni scarrafone è bello ‘a mamma soja”), oltre a raccontare la favola che finché c’erano al governo della città era a lieto fine (ancora devono spiegare perché dopo 78 anni hanno consegnato Gubbio a una pseudo destra).

Quando i politici, anche negli affari di bottega come l’amministrazione di una città, giocano a chi ce l’ha più lunga danno un’altra spiegazione del motivo per cui i cittadini disertano sempre più le urne, immaginando che preservare la coscienza e le mani pulite valga più di un diritto-dovere conquistato da chi vi ha perso la vita per ottenerlo e che oggi si ribalta sicuramente nella tomba guardando il livello sottozero di chi fa politica traendone soprattutto vantaggi personali economici e di potere.

I LeD fanno sapere che l’inaugurazione dell’asilo Il Cerbiatto “è una bella notizia per Gubbio. Significa restituire alle famiglie un servizio essenziale, investire nell’infanzia e dare nuova vita a uno spazio pubblico strategico del quartiere di San Pietro. Chi amministra con spirito di servizio e senso delle istituzioni sa bene che le opere pubbliche appartengono alla comunità e non a chi si trova a passare per caso con le forbici in mano al momento del taglio del nastro. E sa anche che di fronte alle bambine e ai bambini e alla città tutta, nelle occasioni ufficiali come l’inaugurazione di una scuola, il Primo Cittadino indossa la fascia tricolore per rispetto del ruolo e dell’istituzione che rappresenta. Le opere pubbliche appartengono alla comunità e rappresentano il frutto di un lavoro lungo, fatto di programmazione, progettazione, finanziamenti e scelte politiche che spesso attraversano più amministrazioni. Per questo è giusto festeggiare il risultato raggiunto, ma è altrettanto doveroso raccontare come ci si è arrivati. La narrazione proposta dalla giunta Fiorucci, invece, è parziale e omette passaggi fondamentali. Dall’intuizione a un disegno strategico per Gubbio Il Puc di San Pietro non è nato oggi. Per oltre un decennio è rimasto ostaggio della debolezza e dell’incapacità decisionale delle amministrazioni che hanno preceduto quella guidata da Filippo Mario Stirati, lasciando quel comparto in uno stato di incompiutezza permanente e trasformandolo nel simbolo di un’occasione mancata per il quartiere. Solo con l’amministrazione Stirati è stata definita una visione complessiva, reperite le risorse e avviato un percorso che oggi produce risultati concreti. Un’opera pubblica non nasce per magia o per un’illuminazione dell’ultimo minuto. Esiste una memoria storica e documentale ben precisa: l’intuizione originaria è stata dell’allora assessore ai Servizi Scolastici Simona Minelli, che individuò nella stecca del Puc la soluzione per evitare che San Pietro perdesse un servizio fondamentale a causa della scadenza definitiva della deroga sul vecchio immobile. Quando poi l’assessore ai Lavori Pubblici Valerio Piergentili portò in Giunta la proposta concreta di intercettare i fondi Pnrr per riconvertire quegli spazi commerciali, la risposta del sindaco Filippo Mario Stirati fu immediata: Scelta politica di campo! Certo, andiamo avanti. Dietro quel nastro c’è una visione di città. Lo spostamento del nido ha infatti liberato i locali dell’ex convento per consentire l’unificazione dell’Archivio Storico Comunale e dell’Archivio di Stato, creando, insieme alla Biblioteca Sperelliana, un grande polo culturale e documentario nel cuore di San Pietro. Un incastro virtuoso che ha consentito, inoltre, di liberare gli spazi di via Lucarelli per il nuovo Museo degli Antichi Umbri. Questa era la nostra idea organica di città: ogni intervento era parte di un progetto complessivo, capace di valorizzare il patrimonio pubblico e costruire servizi migliori.vIl grande assente: il cantiere del parcheggio. Ciò che sconcerta di più è il silenzio sul resto del comparto. Il Puc di San Pietro è un progetto unitario e non può essere raccontato a metà. Il 5 settembre 2024 l’attuale Giunta annunciava con grande enfasi la ripartenza dei lavori per il completamento del parcheggio, un intervento da 1,7 milioni di euro, garantendo la conclusione dell’opera entro ottobre 2025. Oggi di quel parcheggio completato non c’è traccia e, durante l’inaugurazione dell’asilo, si è preferito sorvolare su un ritardo ormai evidente Festeggiare un’opera che affonda le proprie radici nelle scelte politiche, nella progettazione e nel lavoro della precedente amministrazione è giusto. Meno giusto è raccontarne soltanto l’ultimo capitolo, dimenticando il percorso che l’ha resa possibile. Ancora meno convincente è celebrare ciò che è stato completato evitando di rendere conto dei ritardi accumulati sugli altri interventi dello stesso comparto”.