Per anni a Gubbio, nel passato mandato politico-amministrativo, si è assistito alla filastrocca politica dell’ex sindaco Orfeo Goracci, che ha gridato all’epurazione politica con la via decadenziale a ogni seduta in Consiglio Comunale, facendo la “vittima” politica con l’allora maggioranza di sinistra che dal canto suo aveva trovato il modo di giocarci sopra ironicamente nel replicargli, perché, secondo il pronunciamento del segretario generale del Comune, raccogliendo anche un parere del Ministero dell’Interno, era ed è incompatibile il ruolo di consigliere comunale se questi ricorre in sede legale contro il Comune.
Goracci aveva rinunciato al ricorso legale contro il Comune, dopo aver perso peraltro in primo grado nel richiedere invano un risarcimento nella vicenda dell’inchiesta Trust da cui è poi uscito in sede processuale per la prescrizione nei reati più gravi e per la depenalizzazione voluta dalla maggioranza parlamentare di destra sull’abuso d’ufficio.
Un caso analogo si è verificato oggi (venerdì 5 giugno) a Gualdo Tadino, dove la stessa questione si è posta per il consigliere comunale Simona Vitali di Fratelli d’Italia, per un contenzioso su una sanzione per manifesti elettorali non in regola. Vitali, già candidata a sindaco per la destra gualdese, ha parlato di “diritto alla difesa compresso”.
Chi l’avrebbe mai detto: Goracci da una parte, Vitali dall’altra; Gubbio e Gualdo Tadino, entrambe governate dalla sinistra quando è scoppiato il caso Goracci e oggi quello di Vitali. In entrambi i casi c’è una legge che disciplina la materia. All’ex sindaco non ne va bene una: anche su questo la storia e la cronaca gli hanno dato torto.








































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