“Ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa”, ha scritto Luigi Pirandello, e viene da pensarlo per Federico Burdisso che si è ritrovato dopo aver in poco tempo consumato tutto il bello e il difficile dello sport. Ha ripreso il filo con sé stesso, tornando a competere in piscina o anche semplicemente giocando con il look visto che ora tiene la barba dopo aver avuto nell’ultimo mese solo i baffetti o la pelle tutta liscia. Il prossimo 20 settembre compirà 24 anni e si porta dietro le due medaglie di bronzo a Tokyo nel 2021 (200 metri farfalla e staffetta 4×100 mista maschile) con la crisi successiva e la mancata qualificazione per Parigi. Un anno fa la riscossa personale è partita da Gubbio, dove ha ritrovato il suo allenatore Simone Palombi che l’aveva seguito nelle avventure migliori e vincenti. Ha ripreso a gareggiare trovando nel cronometro un buon alleato, fino a qualificarsi per gli ultimi mondiali a Singapore dove ha sfiorato il bronzo con la staffetta.
Burdisso, la sua nuova vita com’è?
“Interessante, diversa, piena, più genuina. Ho girato tanto e un posto come l’Umbria mi mancava. Ne avevo bisogno, non te ne rendi conto finché non lo provi sulla tua pelle. Pace, tranquillità, natura e aria buona: sono fuori dal caos ed è bellissimo. L’ideale per ritrovare me stesso, del resto sono venuto qui con quell’obiettivo. Anche storicamente so che è stato utilizzato da altri. C’è un’energia particolare, adatta allo scopo”.
Ai mondiali più soddisfatto per il ritorno a certi livelli o brucia ancora il podio mancato con la staffetta?
“La medaglia sfumata mi è bruciata cinque minuti. Potevo fare di meglio e non solo io. Il mio tempo è stato come a Tokyo quando arrivammo terzi. Sono più contento di essere tornato in una gara internazionale che non facevo dai Giochi di Tokyo. Di positivo c’è il cronometro, siamo sulla buona strada a differenza dell’anno scorso quando ho cambiato gestione e allenatori, anche a seguito di tre mesi stop quando durante le Olimpiadi di Parigi volevo smettere”.
Che percorso ha intrapreso?
“Sono tornato dal mio vecchio allenatore, Simone Palombi. Unirei con un filo gli aspetti umano e natatorio: se nessuno rompe e sono tranquillo vado forte in acqua, ho bisogno della pace interiore. L’acqua è uno specchio, in tutti i sensi. Ho intrapreso questa strada che parte da dentro, come tutte le cose importanti e durature della vita. Sono giovane, ne ho da scoprire ancora tante”.
C’è un nuovo Burdisso?
“Direi diverso. Sono in continua evoluzione e cambiamento, e quello di domani sarà diverso da oggi. Ogni volta che vado a dormire poi apro la giornata con una mentalità nuova. Mi piace questo Burdisso, non tornerei indietro. Sto bene dove sto”.
Le Olimpiadi di Los Angeles 2028 sono la sua sfida da tutto o niente?
“È l’obiettivo, non v’è dubbio. Ma ho imparato a non prendere le cose troppo seriamente, è comunque un gioco. Non solo il nuoto, lo è anche la vita. Non dobbiamo mettere troppa importanza nelle cose, la vita non ha un senso intrinseco costruito ma glielo diamo noi. Da qui a tre anni possono cambiare tante cose, può succedere di tutto. Per questo obiettivo darò il massimo provando a raggiungerlo, tuttavia possono accadere situazioni fuori dal mio controllo. Ciò che posso controllare sarà dalla mia parte, sul resto non mi focalizzo”.
Una svolta aver ritrovato Palombi per prepararsi?
“Sì, il crono e i numeri parlano. Mi conosce molto bene e da tanti anni, mi ha cresciuto come atleta. Se fossi rimasto con Simone magari non ci sarebbero stati i periodi bui, ma non tornerei indietro per fare diversamente. Non sarei qui se non avessi deciso di cambiare. È stato un passaggio importante per rivedere le cose”.
È stato facile convincerla a ripartire da Gubbio?
“Non mi ha convinto, non ha dovuto farlo. La scelta è mia, solo mia. Mi sono messo alla prova e in gioco. All’inizio è stato difficile, mi sono dovuto ricreare tutto con una soddisfazione maggiore. Sono contento di quest’ultimo anno, probabilmente la scelta migliore da quando sono nato”.
Le piace la filosofia visto che ha citato la caverna di Platone e la parabola cinese del contadino, secondo cui non si può mai sapere come andrà a finire qualcosa?
“Mi è sempre piaciuta, sono laureato in matematica che un po’ c’entra. Sono molto introspettivo, sono anche uno che pensa tanto e si sa guardare dentro. Penso e do un senso a ciò che leggo. Non faccio mai l’automa, cerco di essere un po’ originale nei miei modi. Provo a vivere consapevolmente e la filosofia ti aiuta facendoti pensare. Amo diversi stili di vita e la mentalità”.
Passando tra le medaglie ai Mondiali, agli Europei e a Tokyo fino ad arrivare al ritiro cos’è successo?
“Ho capito perché è accaduto: guida tecnica errata. Mi sono messo nelle mani di chi mi guidava e non sono mai stato ascoltato. Ho anche le mie responsabilità, le scelte le ho fatte io”.
Ha trovato più stimoli nello studio con la laurea in matematica e statistica?
“Nel fare più cose allo stesso tempo, avere in parallelo nuoto e studio, non si sommano stress e ansie ma si annullano. Sai che c’è sempre più un piano B e sei più tranquillo. Mi sono detto tante volte: se sapessi solo nuotare e va male, poi cosa faccio? Da un dubbio nasce un seme e tanto altro e il dubbio uccide i sogni”.
Come si resetta tutto e ci si rigenera?
“Si deve imparare e lasciar andare. Pensare a ciò che ti è successo va bene, però dopo un po’ non serve più che lo tieni fisso nella mente. Bisogna pensare che il giorno dopo è un altro giorno e si ricomincia. Un po’ di filosofia serve e aiuta. Scatta qualcosa nel tuo cervello e ti dici che non ha senso farsi del male. Ho parlato molto con Noè Ponti e Luca Urlando, che hanno avuto momenti non semplici, e con Kliment Kolesnikov che ha attraversato un periodo complicato con la Russia esclusa dalle competizioni. È solo una questione mentale per riprendere fiducia, l’amore per ciò che si fa e la voglia di fare”.
Nel nuoto metta in fila braccia, gambe e testa.
“Testa, braccia e gambe. Parte tutto dalla testa, la realtà percepita è tutto. Non vale solo per il nuoto”.
Cosa non ha funzionato se non è andato a Parigi?
“La testa, non le braccia e le gambe visto che l’anno scorso ero in forma escludendo i problemi per un’ernia che mi ha tenuto fermo un mese”.
L’ansia da prestazione con la tensione e lo stress quanto condizionano?
“In questo sta il 90 per cento della ragione per la quale nelle gare importanti vedi prestazioni negative quando non te l’aspetti o superlative. A comandare è la testa”.
Perché ha provato anche a nuotare in acque libere?
“È iniziato tutto dalla Capri-Napoli e l’ho fatta per diversi motivi. Avevo paura di nuotare in mare aperto e volevo vincere questa paura infondata che non aveva senso. Poi, perché una filosofia giapponese ripresa dall’antica Grecia dice che facendo un giorno all’anno qualcosa di mentalmente devastante e distruttivo, succede che nei restanti 364 giorni quando devi superare un ostacolo ti sembra niente se ripensi a quel giorno lì. Mi ha aiutato ad affrontare altre difficoltà, ho fatto una cosa per me eroica”.
Tra la vasca e la Capri-Napoli che differenza c’è?
“Tanta, sono due sport diversi che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. L’amore per la vasca è superiore, comunque non mi sono pentito. Ora vorrei fare l’ironman, la versione dura del triathlon che racchiude corsa, nuoto e ciclismo. Devo valutarlo bene e vorrei farlo senza allenamento perché è ovvio che con l’allenamento è facile. Prima o poi lo farò”.
Si è mai rivolto a uno psicologo?
“Sì, sono stato male dopo Tokyo e dovevo fare qualcosa. Mi sono ritrovato come dopo aver visto una serie tv da otto stagioni: arrivi all’ultima fino all’ultimo episodio chiedendoti… e adesso? Quelle due medaglie le ho viste come un punto d’arrivo, le sognavo da sempre e una volta ottenute non sapevo dove andare e cosa fare. Pensavo che mi cambiassero la vita ma non è così, a livello personale intendo e non tanto con l’esterno. Mi sono sentito vuoto dopo aver fatto il pieno. Quando raggiungi un obiettivo di vita, devi essere bravo a ricominciare ed ero troppo giovane. Ho dato troppo valore a quel momento”.
Pensa al presente o soprattutto al futuro?
“Né al passato né al futuro. Faccio davvero fatica a immaginarmi il domani, non solo nello sport. Di obiettivi e sogni ne ho, ma penso solamente al presente e tutto ciò che c’è adesso. È un dono che condivido sapendo di essere egocentrico”.




































Lascia una Risposta