Le auto-celebrazioni sui social, alla “Cicero pro domo sua”, di Orfeo Goracci sono risapute. Così, il diario dei ricordi gli fa venire in mente che il 27 maggio del 2001, con il voto di 10.623 eugubini, è stato eletto per la prima volta sindaco di Gubbio, battendo al ballottaggio contro Ubaldo Corazzi nella lotta tra la sinistra e la sinistra più sinistra.
Nel ricordare il venticinquennale, oltre agli autoelogi, Goracci fa sapere di aver “lasciato quel ruolo nella primavera del 2010, sono passati più di 15 anni. La quasi totalità degli Eugubini ricorda quella esperienza unica nel panorama italiano: un governo di sinistra a guida comunista, con PDS, DS, PD all’opposizione; un’amministrazione locale non al servizio dei padroni, ma da questi fortemente osteggiata; sempre dalla parte di Gubbio e degli eugubini a partire dai più deboli; portata avanti da persone-amministratori capaci, competenti, coraggiosi, corretti, onesti. Nonostante l’assurdo e incredibile tsunami del febbraio 2012 che ha già dato verdetti definitivi, molti ricordano, e non negativamente, quell’esperienza. Torneremo con serenità e descrivendo fatti su quel decennio e non solo”.
Fin qui Goracci che, come un vecchio disco, canta la stessa canzone da anni. Il politico sfugge però sistematicamente alle domande specifiche, precise, con ogni particolare legato alle carte dell’inchiesta, intercettazioni ambientali e telefoniche, prove documentali e testimonianze, sul processo Trust che per lui ha avuto due epiloghi: la prescrizione alla quale è ricorso per i reati più gravi e la depenalizzazione decisa dal governo di destra sull’abuso d’ufficio.
L’ex sindaco parla soltanto con chi gli pare e piace, con chi non gli chiede di rispondere alle sollecitazioni sulla vicenda giudiziaria che lo ha riguardato e in fondo ancora lo riguarda. Quasi tutti gli altri imputati hanno rinunciato alla prescrizione decidendo di andare fino in fondo (con il processo di primo grado al tribunale di Perugia che si avvia verso la conclusione e il verdetto anche se nel loro caso la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio gli ha risolto già molti problemi), probabilmente convinti che eventuali responsabilità siano esclusivamente di Goracci che fino in fondo ha deciso di non andarci sebbene gli alti e fruttuosissimi ruoli politici ricoperti gli consentano, probabilmente, avendo accumulato risorse economiche, ovviamente legittime, per potersi eventualmente permettere gli avvocati migliori fino all’eventuale giudizio in Cassazione e quanto meno in primo grado.
Goracci sceglie gli interlocutori (qualche ex suo compagno e avversario politico ironizza ricordando come i nemici all’occorrenza possano tornare utili e quindi diventare amici e viceversa) e parla volentieri dell’universo mondo, di guerre e pace e della fame nel mondo, fino al solito immancabile Css, lasciando la sensazione di cercare “legittimazioni” pubbliche perché la sostanza delle questioni resta ancora aperta, proprio come la prescrizione, ma per esempio parlando della città anche i famigerati Puc1 e Puc2, tanto per citare due casi eclatanti che vengono considerati politicamente ed economicamente scandalosi (altro che buona amministrazione e questo è un giudizio diffuso anche negli ambienti politici eugubini).
L’ex sindaco ha tutto il tempo per rispondere alle sollecitazioni. Non serve dettare le regole del gioco: basta rispondere.








































Grande strumentista e con palato non proprio fine.