Orfeo Goracci torna su Trust riproponendo un’intervista televisiva senza contraddittorio né le carte dell’inchiesta

Orfeo Goracci

L’inchiesta e il processo Trust non abbandonano Orfeo Goracci, né lo fa lui. L’ex sindaco è tornato sulla vicenda giudiziaria che lo riguarda riproponendo sui social una lunga intervista “in solitaria” concessa a un’emittente televisiva umbra.

Quell’intervista, che risale al 2012, è senza contraddittorio ma soprattutto senza alcun riferimento preciso alle carte dell’inchiesta con le intercettazioni e i documenti alla base dell’arresto e del successivo iter in tribunale a Perugia, dal quale Goracci è poi uscito il 16 dicembre 2024 essendosi avvalso della legittima prescrizione per i reati contestati più gravi, a parte l’abuso d’ufficio depenalizzato dal governo e la maggioranza di destra con effetto retroattivo visto che le accuse risalivano a periodi nei quali era considerato reato.

“A 14 anni di distanza ripubblico – scrive Goracci sui social – una delle prime interviste che feci dopo l’assurda vicenda giudiziaria, con l’equilibrio e la serenità che mi hanno sempre contraddistinto, mi dico bravo Orfeo”. Quel sostanziale “soliloquio”, con una ricostruzione di parte e con massicce dosi di “vittimismo” fino a richiamare una sostanziale petizione contro la magistratura che lasciò la sensazione di una sorta di conta elettoralistica, riproposto a distanza di lungo tempo prende le sembianze di una “difesa d’ufficio” personale e da “tribunale del popolo” senza che si entri nel merito dell’inchiesta. In quell’intervista, Goracci ha messo di mezzo la politica, il suo ex partito (Rifondazione Comunista) i rifiuti, l’incenerimento e i poteri forti senza alcun riferimento preciso alle accuse mosse e ai comportamenti che hanno portato all’arresto.

VivoGubbio ha chiesto ripetutamente a Goracci di rispondere alle domande sull’inchiesta e sul processo Trust per chiarire tutti i passaggi della vicenda. Ha ritenuto di non rispondere alle domande di VivoGubbio preferendo le formule e gli interlocutori “graditi”. Ancora oggi Goracci è dedito interloquire con i “graditi”, che magari una volta erano da lui stesso criticati e che da “nemici” sono diventati “amici”.

Oggi la domanda più ricorrente è sempre molto semplice e chiara: perché avvalersi della prescrizione quando chi si proclama dall’inizio innocente e si definisce “comunista nudo e puro” è sempre stato culturalmente e ideologicamente contrario, sostenendo che la “prescrizione non è assoluzione”?

Il processo Trust non è chiuso perché altri imputati, ex politici amministratori, dipendenti ed ex comunali, hanno rinunciato alla prescrizione.