L’offensiva delle forze politiche eugubine contro il parco eolico, con la convergenza tra la destra di governo e la solita sinistra con il tarlo ambientalista, ha visto i primi risultati: la Soprintendenza ha espresso parere negativo su due delle quattro operazioni (Contessa e area sud).
Si attende ora il pronunciamento sulle altre due richieste.
La questione si fa delicata anche perché, oltre alle norme nazionali, c’è il Piano regolatore generale che le prevede, così come le normative provinciali e regionali.
Potrebbe aprirsi una battaglia nei tribunali con i richiedenti.
La questione è stata al centro di un viaggio a Roma del sindaco Vittorio Fiorucci con il consigliere comunale Sara Rinaldini di Fratelli d’Italia (che ha seguito la vicenda fin dall’inizio) e dall’ingegnere Francesca Rogari, dirigente del Settore lavori pubblici, patrimonio, manutenzioni e aree interne.









































E basta co ste pale a vista, ci sono tanti crinali dove le pale non sarebbero visibili dalla popolazione, che le istallino li e si salverebbe capra e cavoli, poi i benefici devono andare alla popolazione del territorio e non alle multinazionali come succede in Sardegna, grazie Draghi, chissà perché esiste la normativa vigente.
Chi si permette di scrivere “la solita sinistra con il tarlo ambientalista” si dimentica di vivere sullo stesso pianeta che alcune persone serie stanno cercando faticosamente di salvaguardare. “Ambientalista” dovrebbe essere ogni persona con un esame di realtá funzionante e un senso civico normalmente funzionante, e non un aggettivo dispregiativo col quale esprimere disprezzo verso chi pensa che l’unico pianeta in cui possiamo vivere sia piú importante di un sistema economico ingiusto e distruttivo.
Dopo 70 anni di selvaggia speculazione edilizia, incontrollata urbanizzazione, consumo di suolo e crescente diminuzione della SAU, superficie agricola utilizzabile, con perdita completa della sicurezza alimentare del Paese e della sua strategica autosufficienza per quasi ogni materia prima alimentare ( meno del 64% per grano tenero per il pane, – 44% duro per la pasta, – 53% mais, – 73% soia e poi legumi, olio, ortofrutta ecc, praticamente TUTTO…fonte ISMEA e CREA),
e’ semplicemente irresponsabile consumare ulteriore suolo, tra l’altro aggredendo i terreni migliori e piu’ carenti, i più fertili, pianeggianti e ben esposti, quinta struggente del nostro paesaggio identitario, per sfregiarli e tombarli con impattanti strutture industriali energetiche che tutti sanno potrebbero tranquillamente trovare posto su tetti o aree industriali già consumate (fonte ISPRA).
E invece proprio in quei campi, nei prati, nei pascoli, nei crinali appenninici, in questi posti magici ancora miracolosamente liberi e sani, integri, scampati a 70 anni di sfregi della speculazione edilizia, si accanisce il sistematico e ben piu’ grave saccheggio della speculazione energetica.
E cosi’ le amate terre sopravvissute a cemento e asfalto, si ritrovano indifeso obiettivo predatorio, facile bottino di fameliche orde mascherate di verde, per un nuovo assalto di ben piu’ massiccio degrado industriale al cui confronto i vecchi squali palazzinari possono considerarsi dei sempliciotti che almeno non osavano farsi chiamare impudicamente “ambientalisti”.
Infatti l’abnorme numero di progetti industriali per le energie rinnovabili, un vero assalto alla diligenza carica di golosi, perche’ facili e giganteschi, incentivi pubblici (6133 progetti al 31lug25 premono per la funesta approvazione) sta facendo diventare il già superstite incantevole territorio italiano una grande indistinta periferia industriale dedicata alle FER, snaturando definitivamente il paesaggio con un danno enorme e irreversibile alle economie locali e al tessuto sociale.
Si rinnova il tragico assalto degli anni ’60-70 e si tornano a CONSIDERARE LE TERRE AGRICOLE E I SITI NATURALI COME *RES NULLIUS* , qualcosa di vuoto e inutile, e si briga per riempire, costruire, imoermeabilizzare consumare con facile e inaudito lucro millantato per moderno progresso sviluppista, con criteri di valutazione socioeconomica superati e forieri di un’ulteriore urbanizzazione selvaggia portatrice di degrado della qualità della vita.
Tutto ciò non fa altro che avvalorare la tesi che i progetti in questione non siano volti al contrasto al cambiamento climatico (che non ha certo cause locali, ma GLOBALI) come millantato e falso alibi filantropico, reiterato ipocritamente in varie sedi e da diversi prezzolati imbonitori, ma rispondano esclusivamente a logiche di privatissima economia speculativa aziendale e ove oltretutto in alcuni casi le aziende proponenti si sostituiscono allo Stato, avendo addirittura il potere di espropriare.
Le terre fertili sempre più scarse, gli ineludibili servizi ecosistemici del suolo (in primis proprio lo stoccaggio del carbonio e la regimazione idraulica a concreto freno delle alluvioni), la produzione agricola sempre più deficitaria, il paesaggio identitario, la nostra storia e cultura, la grande Bellezza del nostro Patrimonio unico al mondo che richiama crescente turismo sostenibile,
in nome di una irrisoria riduzione di CO2 GLOBALE è *TECNICAMENTE INUTILE* PER ATTENUARE LOCALMENTE GLI EFFETTI NEFASTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO, PROVOCATO AL 99.3% LONTANISSIMO DALL’ITALIA, ma sta delineando invece un sicuro *masochistico suicidio ambientale, agricolo ed economico,* profittevole solo per le imprese saccheggiatrici, ma socialmente ed eticamente vergognoso e preoccupante per il resto del Paese.